«Tutto questo è uno stress psicologico madornale, non possiamo più andare avanti così». «Ogni giorno vengo a lavorare non sapendo se è l’ultimo». I dipendenti del supermercato Simply-Auchan di Viale Mazzini, a Roma, sono esausti. Nonostante l’acquisizione nel giugno 2019, per un miliardo di euro, dei supermercati del gruppo Auchan da parte di Conad/Margherita Distribuzione, restano le incertezze per gli 8.000 lavoratori sparsi in tutta Italia. Almeno 2000 rischiano l’esubero (400 nella sola Capitale) e la mancanza di una comunicazione chiara da parte dei vertici sta facendo letteralmente impazzire i dipendenti.

«Ci ritroviamo in una situazione in cui il morale è a pezzi – ci spiega il sindacalista Fisascat/Cisl Andrea Renzi – sono stati aperti contratti temporanei con fornitori esterni, ma l’approvvigionamento non è sufficiente. All’interno della filiale ci sono corsie vuote e così non riusciamo a coprire il fabbisogno della clientela, che sta letteralmente scappando».

«Per farsi un cliente ci vogliono degli anni, per perderlo dei minuti» chiosa. E in effetti tra chi arriva nel supermercato c’è preoccupazione e rabbia. «Quando in una zona c’è una cosa buona la tolgono subito» dice una signora, mentre un cliente fisso trova «inspiegabile che una rivendita che abbia fatto molto profitto, all’improvviso non interessi più ai grandi gruppi di distribuzione alimentare». Alcuni di loro hanno scritto una lettera al personale del supermercato per ringraziare tutti i lavoratori e solidarizzare con la loro battaglia.

Intanto i lavoratori sperano almeno in un’uscita dignitosa. «Mi diano una buona uscita – si sfoga una lavoratrice- e almeno vado in pensione tra quattro anni senza calcio nel sedere. In questo Paese le persone che non valgono niente hanno i migliori posti di lavoro, mentre quelle che valgono stanno in mezzo alla strada».

Giacomo Andreoli e Chiara Viti