Africa Express
Quali sono le mosse dell’Ucraina in Africa per contrastare la Russia
L’attacco alla petroliera russa “Artic Metagaz”, colpita nel Mediterraneo e successivamente abbandonata tra Malta, Lampedusa e la Cirenaica, segna un passaggio strategico che l’Europa non può più permettersi di sottovalutare: la guerra tra Russia e Ucraina non è confinata all’Europa orientale. L’Ucraina ha imparato rapidamente una lezione fondamentale della geopolitica contemporanea: i conflitti moderni si vincono colpendo le infrastrutture economiche e logistiche dell’avversario. Mosca finanzia il proprio sforzo bellico grazie all’energia e alla cosiddetta “flotta ombra”, il sistema di petroliere utilizzato per aggirare sanzioni occidentali e mantenere aperti i flussi commerciali verso Asia, Cina e partner africani. Colpire queste reti significa ridurre la capacità russa di sostenere la guerra.
In questo quadro, l’Africa non rappresenta più un teatro secondario. Negli ultimi anni Mosca ha consolidato la propria presenza nel Sahel attraverso il gruppo Wagner e le sue evoluzioni operative, offrendo sicurezza ai regimi militari africani in cambio di accesso a risorse strategiche, miniere, corridoi logistici e influenza politica. Kyiv ha compreso che per contrastare la Russia non basta difendere il Donbass: bisogna erodere l’ecosistema geopolitico che sostiene il Cremlino. Da qui nasce la nuova offensiva diplomatica e militare ucraina verso Africa e Medio Oriente. Kyiv sta esportando il proprio know-how nella guerra dei droni e nella difesa anti-aerea, trasformando l’esperienza maturata contro gli Shahed iraniani utilizzati da Mosca in uno strumento di influenza globale. L’esperienza ucraina nella guerra elettronica e nel contrasto ai droni rappresenta oggi un patrimonio operativo che rafforza l’intero campo occidentale.
La Libia diventa quindi il crocevia di questa nuova fase. Formalmente congelato dopo il cessate il fuoco del 2021, il Paese resta diviso tra il governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu e l’apparato militare di Khalifa Haftar nell’est del Paese. Sotto la superficie permane una frammentazione alimentata da interessi contrapposti: Russia, Turchia, Egitto, Emirati, Stati Uniti e ora anche Ucraina. La presenza di operatori ucraini nella Libia occidentale, segnalata da diverse inchieste internazionali, confermerebbe la volontà di Kyiv di replicare in chiave opposta il modello costruito da Mosca nel Sahel. La Libia resta il principale snodo strategico del Mediterraneo centrale e chiunque eserciti influenza su quel territorio ottiene una leva geopolitica enorme verso Europa, Africa e Medio Oriente. Per l’Italia questo scenario è delicato. La sicurezza energetica nazionale, il controllo delle rotte migratorie e la stabilità del Mediterraneo dipendono direttamente dall’equilibrio libico. Il sostegno all’Ucraina non è soltanto una battaglia morale contro l’aggressione russa, ma un investimento strategico nella sicurezza dell’Occidente. Kyiv non sta combattendo esclusivamente per la propria sopravvivenza nazionale. Sta ridefinendo le modalità operative della guerra contemporanea, contenendo l’espansionismo russo ben oltre i confini europei.
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