Fine dei mesi più lunghi, e di giorni di calvario interminabili: dopo l’allontanamento dal suo posto di lavoro, dall’ospedale, dai reparti e dai corridoi. Mattia Carbone potrà tornare in corsia. Il primario facente funzioni al reparto di Radiologia dell’ospedale Ruggi di Salerno era stato accusato di molestie sessuali nell’esercizio delle sue funzioni. Era seguita la sospensione e l’interdizione per un anno. È cominciato tutto ai primi di giugno. E ora, il 16 novembre, dopo cinque mesi, il Tribunale del Riesame lo ha scagionato da ogni accusa. Ma il sindacato dei radiologi, come la Federazione delle autonomie locali, adesso, dopo mesi di articoli e di accuse, si chiedono: come potrà essere ripulita l’immagine del medico?

“Vabbé, è qualcuno che ce l’ha con me”. Erano state queste le prime parole di Carbone dopo l’esplosione del caso. Il primario era stato convocato negli uffici della caserma Pisacane dagli uomini della squadra mobile. Era il 10 giugno 2020. Accusa: molestie sessuali nei confronti di una paziente. Il gip di Salerno ha emesso l’ordinanza di sospensione e interdizione dell’esercizio della professione medica per un anno. A denunciarlo una donna di 40 anni: non erano manovre, secondo le accuse, quelle del medico; ma palpeggiamenti, avvenuti durante una mammografia.

La notizia, neanche a dirlo, venne data e rilanciata e sparata dai giornali. I difensori avvertivano: “Sconcerta che si calpesti in modo così brutale la reputazione e l’onorabilità di uno stimato professionista che viene catapultato in una vicenda dal duro impatto professionale ed esistenziale sulla base di accuse generiche e non dimostrate”. E infatti: il Tribunale del Riesame ha scagionato Carbone, pochi giorni fa, da ogni accusa per mancanza di gravi indizi, accogliendo le difese del medico battipagliese, rappresentato dai legali Laura Torriello e Bruno Botti. Il primario, classe 1971, quindi presto tornerà in corsia.

LA FEDERAZIONE – “Dopo la decisione dei giudici del Tribunale di Salerno, adesso chi chiederà scusa al medico Mattia Carbone? Lo scorso mese di giugno, con una fredda mail arrivata dagli uffici della questura di Salerno, fu messo alla gogna mediatica con nome, cognome e particolari dettagliati per un’inchiesta su una presunta violenza sessuale che ora si sta sgonfiando. Cinque mesi dopo, penso che al dottore Carbone vadano date almeno delle scuse come risarcimento morale di quanto patito ingiustamente”, ha detto Mario Polichetti, delegato sindacale della Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità (Fials) sottolineando disgusto nel “vedere ora tanti salire sul carro del vincitore. Si tratta degli stessi che tra il 10 e l’11 giugno si prodigavano in pettegolezzi e fantastiche ricostruzioni di quello che invece è stato analizzato con attenzione dalla magistratura”.

“Esiste la presunzione d’innocenza – ha continuato Polichetti – e qualcuno con Carbone lo ha dimenticato. La sua storia non deve finire nel dimenticatoio, ma anzi serve come monito affinché non accada più. Alla Questura di Salerno, dopo quel 10 giugno, l’hanno sicuramente compreso gli addetti alla comunicazione con i media. Noto che anche persone note alle forze dell’ordine oggi hanno un trattamento migliore di quello che fu riservato a Carbone. Attualmente si omettono i nomi e i particolari rilevanti, mentre nel giugno scorso non fu così. Forse qualcuno ha imparato. Mi auguro che la stessa cosa capiti al Ruggi d’Aragona. Mi auguro che al dottor Carbone, mio collega preparatissimo, possano arrivare le scuse degli altri ‘camici bianchi’ che l’avevano condannato già prima dei magistrati”.

I RADIOLOGI – “Convinti della sua estraneità agli addebiti e della sua innocenza scegliemmo la strada più difficile, quella del silenzio, attendendo che la magistratura svolgesse i necessari approfondimenti. Sono occorsi oltre 5 mesi per il pronunciamento del Tribunale del riesame – ha dichiarato Fabio Pinto, vicesegretario nazionale del Sindacato Nazionale area Radiologica (Snr) – ma ora chi ripulirà l’immagine del dottore Carbone sporcata di fango? Chi gli potrà garantire un sereno proseguimento della propria attività professionale? In che modo potrà essere risarcito l’enorme danno di immagine?”