Idee confuse, primi passi indietro sulla giustizia e provvedimenti mediatici come quello sui rave party. Il primo consiglio dei Ministri del governo presieduto da Giorgia Meloni non è partito con il piede giusto. Oltre ai temi relativi alla giustizia, con il ministro Carlo Nordio di fatto commissariato (almeno in questa prima fase), emerge un ulteriore, raccapricciante, particolare: l’esecutivo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia voleva utilizzare le intercettazioni come strumento di indagine sui rave party.

Una circostanza proposta in Cdm dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ieri ha ricevuto i complimenti dalla stessa Meloni per la celerità con la quale è stata risolta la questione relativa allo sgombero del rave party di Modena (con le migliaia di partecipanti che prima di lasciare il capannone, occupato abusivamente, hanno ripulito tutto).

A fermare il delirio del nuovo Cdm è il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Dobbiamo stare attenti, l’utilizzo di questo strumento va contenuto e circoscritto ai reati di mafia” avrebbe spiegato l’esponente di Forza Italia. Dubbi che sarebbero stati accolti anche dalla stessa Meloni. Repubblica riporta il pensiero di Tajani: “Noi abbiamo sempre portato avanti una politica che tende a limitare gli ascolti a reati gravissimi, come quelli di mafia. Qua rischiamo di ritrovarci a intercettare i ragazzini che si messaggiano in chat per organizzare un rave…“.

Secondo il Corriere della Sera, la premier dopo aver ascoltato la proposta di Piantedosi e le successive perplessità di Tajani, ha tagliato corto: “Le intercettazioni no. Quelli so’ ragazzi. Se lo facessimo, rischieremmo di equipararli ai reati di mafia e terrorismo“.

 

Redazione