Slitta tutto ai prossimi giorni. Non ci sarà nel pomeriggio dell’8 dicembre un nuovo confronto del Consiglio dei ministri sulla governance del Recovery fund. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, infatti, la nuova riunione si pensava potesse riprendere oggi, dopo lo stop a quella di ieri dovuta alla notizia della positività della ministra, Luciana Lamorgese, ma c’è stato un nuovo rinvio che acuisce lo scontro all’interno della maggioranza.

Questo anche in considerazione del fatto che nel pre-consiglio i nodi su cui si è palesata la frizione tra le forze di governo, in particolare con la vibrante protesta di Italia Viva, non sono stati sciolti. Sempre secondo le stesse fonti, infatti, resta il muro alzato da premier, ministro dell’Economia e ministro dello Sviluppo economico, che stando alla bozza di Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) sarebbero a capo della struttura di controllo dei progetti per l’accesso ai fondi Ue, che prevede di avvalersi di 6 responsabili (uno per ogni cluster di intervento individuati).

Ma restano criticità – anche di costituzionalità – per il partito di Matteo Renzi, che pone diversi interrogativi. Primo tra tutti il tipo di inquadramento giuridico con cui sarebbero ingaggiati i ‘commissari’, che a cascata apre il dubbio sulla gerarchia rispetto ai ministri, ma soprattutto i poteri che verrebbero loro assegnati saranno al di sopra delle decisioni dei responsabili dei vari dicasteri? Su questo – è questa la sensazione – lo scontro politico è molto vicino.

Anche perché le ipotesi che circolano sul Piano toccano anche la legge di Bilancio. E inserire un provvedimento sulla governance, ad esempio in forma di emendamento alla manovra, è un metodo che Iv non manda giù. Così come non sarebbe digerito un Dpcm ad hoc. È comunque l’impianto che i renziani vogliono venga rivisto, in toto, per non esautorare i ministri in primis, ma anche per garantire una partecipazione delle forze politiche quanto più larga possibile in una partita che riguarda il futuro del Paese.

LA TASK FORCE DIVIDE – “La Commissione europea non ha mai dato indicazioni – formalmente o no – agli Stati membri su come organizzare la struttura politica che dovrà preparare il Recovery Plan”. E’ quanto ha detto una portavoce della Commissione europea, sottolineando che sta ai vari Paesi dell’Ue e “al Governo italiano nello specifico pensare a come organizzarsi in questo senso”.

Dure le parole di Matteo Renzi sulla cabina di regia sul Recovery fund: “È una struttura (quella di Conte, ndr) che pensa a moltiplicare le poltrone e non va a dare una mano ai disoccupati e alle persone che soffrono. Se le cose rimangono come sono, voteremo contro. Per noi un ideale vale più di una poltrona”.

RISCHIO ROTTURA? – “Spero proprio di no, ma temo di sì. Insistere su una misura che sostituisce il Governo con una task force, la seduta del Parlamento con una diretta su Facebook e che addirittura pretende di sostituire i Servizi segreti con una fondazione privata voluta dal premier? Noi abbiamo mandato a casa Salvini per non dargli i pieni poteri, ma non è che li diamo a Conte” ha aggiunto Renzi.

Redazione