Un attore schierato per il Sì
Referendum giustizia, Fabio Ferrari: “Ero già favorevole quando apparteneva alla sinistra. Dare un segnale politico? Non è una scelta intelligente”
C’è chi preferisce restare in silenzio o allinearsi al mainstream. E poi c’è chi sceglie di esporsi, senza paura, controcorrente. L’attore Fabio Ferrari – volto di Chicco nella serie cult I ragazzi della III C e presenza costante della fiction italiana, da Don Matteo a Distretto di Polizia fino a I Cesaroni – prende posizione su uno dei temi più divisivi del momento: il referendum sulla riforma della magistratura. Lo fa senza toni paludati, senza il linguaggio dei tecnici o dei politici, ma con la schiettezza di chi rivendica coerenza e libertà di pensiero. Nel 1999 era in prima linea per raccogliere le firme con i Radicali per la separazione delle carriere. In un ambiente come quello dello spettacolo – che lui stesso definisce «conformista» – Ferrari rompe gli schemi e spiega perché, oggi come ieri, voterà Sì.
Un attore schierato per il Sì. È impazzito?
«No, sono sempre stato matto, anzi da giovane ero molto peggio. Scherzi a parte, sono solo coerente. Ero per questa riforma anni fa, quando era una battaglia della sinistra, e lo sono ancora anche se la riforma l’ha fatta il governo di Giorgia Meloni. Mi sembra una scelta poco intelligente bloccare una riforma attesa per decenni, per dare un segnale politico. L’anno prossimo ci sono le elezioni. Meglio arrivarci tutti con una giustizia più giusta, poi votare la politica».
Eppure lei è ancora in piena attività. Non ha paura di ripercussioni?
«Beh, non esageriamo: non credo di vivere in una Repubblica socialista sovietica, anche se ogni tanto il dubbio viene. Francamente però non penso di aver mai subìto discriminazioni perché non schierato a sinistra. Certo è che in questa sinistra non mi riconosco. Antioccidentale, conservatrice, pro-Pal. Mi sembra invece che Meloni stia facendo un buon lavoro, ha tenuto la barra diritta in un momento complicatissimo».
Serve coraggio, visto che molti personaggi dello spettacolo si affrettano a sostenere il No o – nella peggiore delle ipotesi – si rifugiano nel silenzio…
«Checché se ne pensi, il mondo dello spettacolo, qualsiasi cosa voglia dire questa definizione, dato che ormai ci sono in giro per i teatri più giornalisti che attori, è un mondo dove regna il più rigido conformismo. E purtroppo anche tanta disinformazione. Se non sei “de sinistra”, probabilmente sei fascio e comunque una brutta persona».
Alcuni suoi colleghi hanno montato degli sketch tragicomici, banalizzando e svilendo la riforma. Desolanti, ma efficaci in Rete. Come si spiegano, in maniera altrettanto semplice ma concreta, le ragioni del Sì?
«Anche io ho fatto qualcosa del genere, faccio l’attore e non il giurista. Ma le ragioni del Sì sono semplici: se devi giudicare un tuo compagno di vita, di lavoro, un tuo amico insomma, non puoi essere sereno nel giudizio; è un comportamento umano, comprensibile. Per questo occorre che le due professioni siano separate. A proposito delle “correnti”, poi, trovo che rappresentino esattamente il contrario di ciò che la magistratura dovrebbe essere: imparzialità, terzietà, autonomia».
Lei nel 1999 raccoglieva le firme con i Radicali per la separazione delle carriere. Oggi chi vota Sì al referendum viene accostato ai fascisti. È stato superato ogni limite…
«Senta, io credo che quando un importante magistrato va in televisione e diffonde un falso, poi ammette il fatto minimizzandolo come fosse una leggerezza, dopodiché dà dei malavitosi agli elettori e – come gran finale – minaccia esplicitamente una giornalista e la testata per la quale lavora, senza che né l’Ordine dei giornalisti né il Csm proferiscano parola, un po’ di paura viene. Adesso dice che intendeva solo querelare. Ma possibile che ogni volta che parla, vada interpretato? Suvvia…».
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