Andrea Marcucci, lucchese, entrato nel Pd dalla Margherita, dove era arrivato come liberale, è capogruppo Dem a Palazzo Madama. Da sempre vicino a Renzi, ha aderito a Base riformista di cui rappresenta oggi il ponte verso Stefano Bonaccini. Che potrebbe rivelarsi, ci dice, una risorsa preziosa per ritrovare il dinamismo mancante.

Come cambierebbe il Senato, se prevalesse la linea della riduzione dei senatori, alla quale lei si è opposto votandovi contro in aula?
Come è noto, stanno procedendo in aula tutta una serie di correttivi, che servono a ricalibrare gli equilibri e il funzionamento delle Camere in virtù del numero degli eletti.

Questo referendum non la appassiona proprio…
Sono stato in prima linea nel 2016 sul referendum che avrebbe potuto mettere fine al bicameralismo paritario. Come si è capito, questo referendum mi appassiona molto meno. Ridurre il numero dei parlamentari non è un’eresia ma neanche una panacea. Al di là del mio voto, capisco e rispetto le ragioni di entrambi.

Abbiamo letto una sua appassionata difesa di Gianni Pittella, assalito dal M5S perché “reo” di aver detto che vota No. Che cosa l’ha infastidita di quel loro attacco?
Gianni Pittella è un senatore particolarmente capace e brillante. L’ho voluto come mio vice in Senato, proprio per avvalermi della sua lunga esperienza. Ne avessero i 5 Stelle di parlamentari come lui! Non sopporto gli insulti gratuiti ed un certo linguaggio utile solo a fomentare gli haters.

Diciamoci la verità, quel linguaggio è nella natura grillina. Una cultura molto diversa dalla sua.
Beh, certo, molto lontana. Il rapporto di coalizione con il M5s è nato con queste differenze, le conoscevamo al momento della stipula dell’intesa. Lei certamente avrà il buon cuore di ricordare che io, nel mio partito, non sono tra i fautori di alleanze strutturali.

Si vota anche nella sua Toscana. La sua previsione?
È una sfida difficile ma io sono ottimista, il centrosinistra vincerà. Il voto a Susanna Ceccardi non è cambiamento, è un salto nel vuoto. Che non possiamo permetterci, aggiungo io. È la peggiore destra che abbiamo visto sulla scena, populista ed antieuropea.

Nel laboratorio toscano Pd, Italia Viva e Azione sono insieme. Può diventare un modello nazionale?
In Toscana ci sono Renzi e Calenda insieme e c’è una sinistra dialogante di varia origine, tutti insieme a sostegno di Giani. Modello nazionale non so, ma certamente la soluzione toscana a me piace. E molto.

Gli amministratori locali sono una riserva di personale politico di grande valore. Bonaccini e Gori sono due campioni che non possono rimanere a lungo in panchina, è d’accordo?
Ci aggiungo anche Dario Nardella ed Antonio Decaro. Sono tutti nomi di amministratori validissimi, che potrebbero aspirare a essere leader del partito. In questa fase, certamente, ho molta sintonia con tutti loro.

Anche per lei l’obiettivo è un grande partito che va da Bersani a Renzi?
Non parlo di leader ma di elettori. Il Pd non può arrendersi a quota 20%, serve maggiore dinamismo ed un ritorno a tutto tondo della vocazione maggioritaria.

Una indiscrezione sussurra il suo nome per l’eventuale rimpasto di governo.
Il governo deve fare le cose, e adesso gestire al meglio le risorse del Recovery fund. Se dopo le regionali servirà un accelerazione, lo deciderà il presidente Conte con gli alleati.

Giustizia. Al voto di fiducia su Bonafede lei disse: «È stato un avvertimento per il ministro. Ci aspettiamo adesso una discontinuità forte». La si è vista?
In mezzo c’è la faticosa gestione di una pandemia, per dire che il Guardasigilli, che spesso non l’ha dimostrata, dovrà avere più attenzione per la coalizione nelle prossime settimane e mesi.

La Cassazione ha smontato la roboante inchiesta su Fondazione Open. Persone vicine anche a lei. Soddisfatto?
Purtroppo è uno dei vizi peggiori del nostro sistema giudiziario, che andrebbe fortemente contenuto. Sono contento per l’amico Marco Carrai e per altri amici con i quali ho condiviso un tratto importante di strada.

Prima della politica, si occupava di farmaceutica. Il vaccino arriva? Quando, secondo lei, e ci sarà per tutti?
Sono tantissime le aziende e le università che ci stanno lavorando in tutto il mondo. Bisogna avere pazienza ma essere speranzosi. Arriverà. E dovrà essere per tutti.

E per il vaccino contro il populismo, invece, quanto dobbiamo aspettare?
In questo caso il vaccino è antico ed univoco. Il populismo si combatte solo con il buon governo e con la responsabilità individuale e collettiva.