Le motivazioni confermano, o per meglio dire spiegano con maggiori dettagli, quanto emerso nella breve nota pubblicata lo scorso 14 maggio. La Corte dei Conti ha motivato lo stop al finanziamento da oltre 50 milioni di euro (con fondi pubblici) del progetto del vaccino italiano ReiThera sottolineando “l’assenza di un valido e sufficiente investimento produttivo“.

Le motivazioni alla base della ricusazione del visto di legittimità e dell’accordo di sviluppo sottoscritto il 17 febbraio 2021 dal Ministero dello Sviluppo economico, da Invitalia e da Reithera per sostenere il programma di sviluppo industriale da realizzare presso lo stabilimento produttivo di Castel Romano sono un durissimo colpo in particolare a Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia e all’epoca commissario all’emergenza Covid, scelto dall’ex premier Giuseppe Conte.

La magistratura contabile contesta dunque il fatto che “l’acquisto della proprietà della sede operativa della Società, sita in Castel Romano, per un previsto importo di 4 milioni di euro, non attiene alla singola ‘unità produttiva’, rappresentata dal realizzando impianto di infialamento e confezionamento, come sostenuto dall’Amministrazione, ma riguarda l’intera sede dove la Società svolge il complesso delle sue attività che ‘nel 2019 ha riguardato essenzialmente attività di ricerca e sviluppo per conto della società controllante Keires A.G’, come riportato nella stessa Relazione di Invitalia”.

Secondo la Sezione competente della Corte dei Conti l’inammissibilità del progetto di investimento costituito dall’acquisto della proprietà della sede operativa della società non consente al solo investimento rappresentato dalla realizzazione dell’impianto di infialamento e confezionamento, per un importo di 7.734.126,68 euro, di raggiungere la soglia minima di 10 milioni di euro prescritta all’art. 5, comma 3, del D.M. 9 dicembre 2014, per la validità dell’investimento produttivo.

La Sezione competente della Corte dei Conti ha ritenuto quindi il progetto di investimento “inconciliabile con la condizione posta dall’art. 15, comma 1, del DM 9 dicembre 2014, secondo cui le spese sono ammissibili ‘nella misura necessaria alle finalità del progetto oggetto della richiesta di agevolazioni’ e non, come invece risulta dal progetto presentato, per le finalità generali – produttive o di ricerca, anche per conto terzi – perseguite da ReiThera, né per le ancor più generali finalità di rafforzare la consistenza patrimoniale dell’impresa“.

Il progetto di investimento produttivo “ai sensi dell’art. 14, comma 2, del citato D.M” non può riguardare l’intero complesso aziendale ma solo determinate “unità produttive” .

LA REAZIONE DEL MISE – Nonostante la sonora bocciatura arrivata dalla Corte dei Conti, il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti anche in previsione di un incontro con Reithera, ha spiegato che il Mise è “disponibile a contribuire al progetto del vaccino Reithera nelle forme e nei modi consentiti utilizzando diversi e innovativi strumenti previsti anche dalle nuove norme”.

UNA STORIA TRAVAGLIATA – La ‘botta’ arrivata dalla Corte dei Conti, che con lo stop al finanziamento pubblico mette a rischio la possibilità di procedere con la fase 3 della sperimentazione, è solo il culmine di un processo di ‘nascita’ del vaccino Reithera piuttosto travagliato.

Nei mesi scorsi infatti l’Istituto Spallanzani di Roma si era tirato indietro dalla sperimentazione, essendo uno dei 26 centri italiani in cui era prevista.

Ma probabilmente lo smacco più forte al futuro del vaccino ‘italiano’ di Reithera era arrivato con la decisione della Commissione Europea di puntare sui vaccini a mRna (come Pfizer e Moderna) per le forniture del 2022. Il siero in lavorazione nei laboratori di Castel Romano sfrutta lo stesso meccanismo dei vaccini do AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik: viene cioè legato chimicamente a un adeno-virus innocuo ma capace di penetrare nelle cellule.

Un metodo comune ma che secondo molti esperti lo rende meno adatto per richiami successivi, in particolare contro le varanti: con la vaccinazione infatti l’organismo umano si immunizza anche contro l’adeno-virus, così le successive inoculazioni del vaccino possono essere meno efficaci.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia