La madre di tutte le riforme: il premierato, con il rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica. E una maggioranza nuova, forte, ampia per sostenerlo. È con quest’asso nella manica che Matteo Renzi si è presentato ieri, in tarda serata, ospite di Porta a Porta.

Dietro le quinte di via Teulada, seguito dai giornalisti, Matteo Renzi scherza a fare la tigre: “Roar”, ruggisce. E fa l’artiglio con la mano. L’epiteto al veleno che gli ha affibbiato Goffredo Bettini, “la tigre di carta”, non l’ha mandata giù. E la giornata non gli risparmia altri affondi, come quello di Nicola Zingaretti: «Credo che qualcuno, se continuerà così, farà venire il mal di testa agli italiani con questo chiacchiericcio insopportabile». E quello dell’ex alleato Dario Franceschini, che lo paragona allo scorpione di Esopo, che avvelena la rana che lo traghetta.

Ma il leader di Italia Viva ha in mente un progetto ambizioso, prova a stare fuori dai veleni e guarda avanti. Fa esercizio zen fino all’appuntamento con la “terza Camera”, da dove buca lo schermo con una proposta forte: «Gli italiani eleggano il Sindaco d’Italia. Si voti una volta ogni cinque anni per eleggere chi può garantire la governabilità, di questi tempi è l’unica soluzione per rilanciare il Paese, scommettendo sulla stabilità e le riforme». Un progetto ambizioso che atterra su uno scenario di maggioranza balcanizzato. Il senatore del M5S Mario Michele Giarrusso, a proposito delle fibrillazioni interne alla maggioranza di governo giallorossa se la cava con una battuta. Cosa ne penso se “imbarchiamo” i responsabili? «Il problema sono gli irresponsabili già imbarcati…».

Ma l’ennesimo atto del duello tra Renzi e Conte va in scena nelle aule del Parlamento. Il tema è sempre quello della giustizia. In Commissione Giustizia alla Camera un emendamento “salva Bonafede” presentato dal Movimento 5 stelle è stato approvato solo grazie al voto della presidente Francesca Businarolo (m5s): Italia Viva aveva infatti votato con le opposizioni contro l’emendamento soppressivo del disegno di legge Costa, ddl che a sua volta sospende la riforma Bonafede sulla prescrizione. Esattamente il motivo di scontro tra Renzi e Conte su cui si è inceppato il governo giallorosso.

Il ddl firmato dal forzista Enrico Costa va così in Aula con il parere contrario della Commissione e l’assemblea di Montecitorio lo esaminerà dopo il ddl intercettazioni.

Ma la giornata politica è tutt’altro che parca di emozioni anche a Palazzo Madama. Proprio sul ddl intercettazioni un nuovo emendamento presentato dal relatore Michele Giarrusso (M5s) – riguardante l’ampliamento dei termini di consultazione dei testi delle intercettazioni da parte dei legali, anche se non rilevanti ai fini delle indagini – ha raccolto il consenso della maggioranza, compresa Italia Viva.

La Lega ha deciso di occupare per protesta l’aula della commissione Giustizia al Senato, commissione dove si stanno votando gli emendamenti al testo che modifica le norme sulle intercettazioni. Il partito di via Bellerio, d’altronde, sembra non avere una linea. Giorgetti ha promesso una svolta moderata, leggasi: istituzionale, della Lega. Quasi costruendo un asse ipotetico con l’idea renziana del tutti dentro. Salvini gioca invece a fare il duro: «Niente giochetti di palazzo, si vada a votare», ripete come un mantra. Ma poi corregge il tiro: «Questi litigano su tutto, Conte si dimetta». E qui entra nel vivo del dibattito innescato da Renzi a Porta a Porta. Perché adesso le strade per sostenere la Grande Riforma sono due: un nuovo patto del Nazareno, dunque un accordo che veda il ruolo di garanzia di Giuseppe Conte e un asse, quasi costituente, con le opposizioni; oppure un governo tecnico-istituzionale presieduto magari da un Mario Draghi, con l’appoggio di tutti. Di certo, un governo politico non può intestarsi un’iniziativa di questo segno. Renzi lo sa, ed è pronto alla sfida.

«Domani Zingaretti dirà che è impossibile. Ma poi vedrete che cambieranno idea». Chi giura di non cambiare segno è proprio lui, e sulla giustizia punta i piedi. «Se entro Pasqua non ritirano la riforma Bonafede, Italia Viva ha pronta la mozione di sfiducia individuale contro il Guardasigilli». Un affondo capace di far cadere il governo. «Ma anche no. Noi diciamo che c’è un problema enorme sulla giustizia, nel nostro Paese. Diciamo che la riforma Bonafede è inaccettabile.

E invito tutti ad andare a verificare sul sito www.errorigiudiziari.com quali e quanti sono i nostri concittadini vittime di ingiustizia. Errori che poi dobbiamo rimborsare. Gli italiani hanno pagato 760 milioni di euro per gli errori della giustizia», dettaglia. La sfiducia è motivata, solida. E sarà presentata. Per qualcuno potrebbe segnare il passo del non ritorno. Il casus belli della crisi. «Se vogliono che ce ne andiamo, basta dircelo», dice. E oggi Renzi lancia il piano shock sui cantieri e le opere da sbloccare. «Cento commissari per rilanciare il lavoro vero. Noi diciamo che va ritirato il Reddito di cittadinanza, strumento che si è dimostrato non funzionare. Creiamo lavoro vero, piuttosto, riaprendo i cento cantieri bloccati in tutta Italia».

Tra le opere in cantiere, quella non facile dell’architettura politica. Renzi guarda a Machiavelli, ma anche alla piazza. «Raccogliamo firme per cambiare modello di governo», tuona. Da un’altra piazza, nella Capitale, immaginiamo che qualcuno guardi accigliato la televisione. Il Presidente Mattarella certamente non starà a guardare, né tende per natura a farsi dettare la linea dal Rottamatore.