Matteo Renzi è tra le nevi del Pakistan ma il gelo intorno a lui lo si avverte a Roma, dov’è oggetto di ogni dileggio per bocca di Pd e Cinque Stelle. Se il fine settimana è stato segnato dalle alchimie di Goffredo Bettini, altro frequentatore del Sud-Est asiatico, che ha invocato la cacciata di Italia Viva dalla maggioranza, ieri i contendenti hanno preso le misure.  «Una parte del Governo e della maggioranza ha lavorato per tutta la settimana per buttarci fuori e fare a meno dei nostri voti, perché noi sulla prescrizione non ci siamo accodati alla incomprensibile svolta giustizialista del Pd», ha dettato Renzi nella sua Enews. «La nostra colpa? Difendere le garanzie per i cittadini dalle inefficienze dello Stato. La nostra punizione? Fuori dal Governo, in nome della “tolleranza zero”, dopo una dura reprimenda sulla mancanza di educazione». «Io non voglio andare a elezioni – precisa l’ex presidente del Consiglio – Erano altri quelli che avevano già fatto l’accordo con Salvini. In più le elezioni non ci saranno per mesi (dopo il referendum di marzo vanno rifatti i collegi e dunque servono tempi tecnici).

Per cui, se cade il Governo Conte Bis, ci sarà un nuovo Governo. Non le elezioni». «Nessuno di noi – aggiunge – ha detto che vogliamo sfiduciare Conte. Abbiamo detto che non condividiamo la battaglia sulla prescrizione. E che faremo valere su quella i nostri numeri. Punto. Noi su questo non torniamo indietro. Per noi, la prescrizione non vale la fine del Governo: ecco perché Bonafede farebbe bene a fermarsi lui, prima di combinare il patatrac». «Da giorni – denuncia Renzi – molti nostri senatori sono avvicinati da inviti a lasciare Italia Viva. Alcuni di loro sono già stati indicati da taluni media come pronti alla fuga. Se dieci senatori di Italia Viva passassero dall’altra parte ci sarebbe il Conte Ter: terzo governo in tre anni, con terza maggioranza diversa. Io non ci credo, anche perché conosco i senatori di Italia Viva e non ne vedo dieci pronti ad andarsene (per adesso non ne vedo nemmeno uno, a dire il vero). Per me, non hanno i numeri e se ne stanno accorgendo proprio in queste ore. Ma se avranno i senatori che stanno cercando e i numeri per il conte Ter noi saremo felicemente all’opposizione». E che i numeri potrebbero non tornare lo si è fatto capire ieri, con il rinvio delle nomine dell’Agcom e del garante della Privacy attese per oggi. Lo slitt

amento è dovuto proprio a problemi interni alle forze di maggioranza: «Si sono resi conto che non hanno i numeri – spiega una fonte interna a Italia Viva – quindi devono parlare anche con noi». I veti, spiegano altre fonti di maggioranza, sarebbero incrociati e coinvolgerebbero, in particolare, Iv contro Pd, facendo così saltare un’intesa che, fino a pochi giorni fa, sembrava davvero a un passo. Ma a far tardare le nomine ci sarebbero anche i problemi sulla nomina in capo all’opposizione, ovvero alla Privacy. Se il nome più gettonato sembrava essere quello di Ignazio La Russa, ora, stando ai rumors, Fdi potrebbe avanzare un’altra proposta.

Al centro delle tensioni rimane dunque l’ipotesi di Conte-ter, con Zingaretti e Conte che starebbero provando a mettere insieme una pattuglia acrobatica di responsabili (“Democratici”, li vorrebbe chiamare Bettini, tanto per confondere ulteriormente le acque). Pattuglia formata da trasnfughi M5S, pentiti di Forza Italia e uscenti da Italia Viva. Una formazione immaginaria, rispetto alla quale girano nominativi prontamente smentiti dagli interessati.  «Io tra quelli che potrebbero sostenere la maggioranza in caso di voto contrario alla fiducia? No. Non so come sia finita tra queste fake news. Io sostengo Iv e Matteo Renzi, fino alla fine», chiarisce Gelsomina Silvia Vono, senatrice di Italia Viva chiamata in causa. «Non esistono parlamentari di Italia Viva che cambiano fronte», taglia secco Luigi Marattin.

Il ministro per la coesione territoriale, Beppe Provenzano, a chi punta sul dopo-Conte risponde puntando contro Italia Viva: «Ho visto che ci sono richieste di verifiche nel governo, ma io dico che la verifica Italia viva la deve fare con se stessa: se ci crede o meno, se vuole andare avanti o meno. La polemica politica può avere anche dei toni aspri, lo faccio anche io, ma non bisogna mai scadere nelle offese personali». Ha buon gioco Renzi nel rispondere che neanche “Tigre di Carta”, come lo ha epitetato Bettini, è così cortese. Intanto vanno avanti i tavoli tematici, cui Italia Viva partecipa attivamente. Ieri quelli sulla sicurezza, mentre domani si va alla fiducia sulle intercettazioni: una prova di lealtà alla quale i renziani hanno già dato adesione.