Fabio Fazio “non è un martire della libertà democratica, è andato via dalla Rai non perché è stato cacciato ma perché non gli è stato rinnovato il contratto alle stesse condizioni di Discovery”. Questo il pensiero di Matto Renzi, diretto editoriale del Riformista, nel corso del suo intervento a “L’Aria che tira”, in onda su La7. L’addio dopo 40 anni all’azienda di viale Mazzini del conduttore televisivo ligure è stato ufficializzato domenica scorsa dopo settimane di tensioni politiche con il nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni impegnato nella mission di ricalibrare le tv pubblica, oggi troppo a sinistra.

Per Renzi il problema è anche di natura economica dopo le polemiche sollevate soprattutto Matteo Salvini che da anni aveva avviato una crociata contro i ricchi compensi dello stesso Fazio che adesso andrà a guadagnare 2,5 milioni di euro l’anno per i prossimi quattro con Warner Bros. Alla Rai Fazio percepiva un cachet annuale di circa 2,2 milioni di euro per la trasmissione “Che Tempo Che Fa”. Trasmissione che vanta ottimi share e, di conseguenza, ottime entrate pubblicitarie.

“Il mio suggerimento a Matteo Salvini è occupati dei cantieri che mi pare sia il tuo lavoro e la tua priorità e lascia fare il servizio pubblico a chi lo deve fare” esordisce Renzi prima di commentare quanto avvenuto in questi giorni: “La Meloni ha sbagliato ad accelerare le dimissioni di Fuortes, doveva aspettare la fine del mandato, però è tutto legittimo”. Poi sottolinea: “Fazio se ne è andato non perché è stato cacciato ma perché non gli è stato rinnovato il contratto alle stesse condizioni di Discovery. Non si può sempre far passare da vittima quelli che se ne vanno, Fazio – aggiunge – va a guadagnare di più”. Questo “è il mercato, non è un martire della libertà democratica. Dopodiché – chiarisce – la Rai ha sbagliato, fossi stato il direttore generale avrei tenuto Fazio perché era un valore aggiunto, ma da qua a considerarlo una vittima no”.

Renzi ricorda un caso analogo. “Quando un suo collega, Giovanni Floris, ha lasciato la Rai per prendere più soldi a La7, io ero presidente del Consiglio e molti dissero ‘ah, l’hanno cacciato’, ma non è vero: è andato lì perché prende più soldi. E’ legittimo che i giornalisti facciano le proprio scelte ma i martiri sono altri”.

In precedenza, nella conferenza stampa tenuta in mattinata all’hotel Bernini, Renzi ricorda che “da premier non ho mai toccato Gubitosi, non l’ho mai incontrato. Non ho visto neanche Campo dall’Orto se non per dirgli ‘vai’… Quando Campo dall’Orto scelse Carlo Verdelli, quest’ultimo disse ‘ma io non conosco Renzi’. Dall’Orto mi chiamò e me lo disse. Io – spiega – ho detto che ‘Verdelli lo conosco ma solo perché lo leggo, mi piace come scrive’. E dissi a Campo dall’Orto: ‘Se hai scelto Verdelli e lui dice che non mi conosce, vuol dire che abbiamo vinto’, perché non è vero che tutti abbiamo messo le mani sulla Rai. Io non l’ho mai fatto, non ho mai messo il naso in Rai…”.

Infine ricorda: “Non è vero niente che si è fatto sempre così con la Rai. Noi abbiamo fatto una legge per dare più poteri all’amministratore delegato ma poi non abbiamo detto metti questo e fai così il palinsesto”, a differenza del governo gialloverde che ”faceva i palinsesti e Rocco Casalino gli mandava le immagini da palazzo Chigi…”

 

 

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