È normale, ma è male, che nei provvedimenti di giustizia trovi posto l’incolpazione moraleggiante. Prendi il caso di Giovanni Castellucci, l’ex amministratore delegato di Autostrade. Fu arrestato perché dimostrava «personalità spregiudicata e incurante del rispetto delle regole, ispirata a una logica strettamente commerciale e personalistica»; perché aveva conoscenze «in ambienti di altissimo livello»; perché dopo essere uscito da Autostrade «si propone come presidente di Alitalia» dimostrando «propensione alla strumentalizzazione delle conoscenze e dei rapporti a fini personali».

Forse non è improprio osservare che non esiste il reato di «personalità spregiudicata», né quello di «logica strettamente commerciale», né risulta che appartenga ai delitti perseguibili l’avere amicizie altolocate, mentre strumentalizzare le conoscenze a fini personali sarà certamente una cosa orribile e del tutto inusitata, ma almeno per ora non sarebbe punibile. E si noti che una musica uguale i magistrati hanno creduto di poter suonare anche l’altro giorno, quando hanno revocato le misure cautelari a suo tempo disposte nei confronti di Castellucci. Il tribunale del riesame, infatti, che evidentemente ha dovuto ammettere che avere una personalità spregiudicata e cercare un lavoro molto ben pagato non costituiscono motivi sufficienti per finire agli arresti domiciliari, ha tuttavia riempito il proprio provvedimento con roba buona per il processo giornalistico e forse per il comizio, non certo per una motivazione di giustizia. Guarda qui: dalle indagini sul conto di Castellucci, scrive il tribunale, «emerge un quadro di totale mancanza di scrupoli per la vita e l’integrità degli utenti delle autostrade».

Ma ancora una volta: c’è il delitto di mancanza di scrupoli? Non siamo penalisti, grazie a dio, ma a naso ci pare che quel delitto non esista. Non entra in testa a questi magistrati che il loro compito è accertare la commissione degli illeciti e sanzionarli, punto. E se uno ha commesso un illecito risponde per quello, non perché ha un’anima corrotta – cosa che fino a prova contraria non deve essere giudicata da un giudice – e tanto meno se la corruzione risiedere nella «logica strettamente commerciale»: che sarà un’onta in un Soviet, ma di per sé è un requisito abbastanza ordinario e non del tutto ignobile in una società democratica di mercato.

Dopo di che: questo imputato, come tutti, dovrà pagare per le responsabilità che gli sono addebitate se e quando saranno accertate. Ma non sarebbero più gravi se fosse un pescecane, come non sarebbero più tenui se avesse una personalità missionaria. Queste cose, i magistrati, dovrebbero lasciarle ai sociologismi balordi dei nostri giornali. Perché i magistrati hanno il dovere di applicare la legge e noi abbiamo il diritto di vederla applicata: ma quelli non avrebbero mai il diritto di fare la lista dei buoni e dei cattivi, e noi avremmo sempre il dovere di denunciarli quando lo fanno.