Le riforme della giustizia devono procedere spedite, dice la Ministra Cartabia. E senza il consenso di quel che rimane dei Cinque Stelle, decimati alla Camera e al Senato e pungolati dai fuoriusciti di Alternativa C’è, sarebbe dura. Se il Movimento si mettesse di traverso, ancora dotato di parlamentari fedeli in posizione chiave (uno su tutti, il presidente della II commissione Giustizia alla Camera, Mario Perantoni, e sotto di lui il sempiterno Bonafede) il freno a mano sulle nuove misure ne impedirebbe il via libera.

Tanto basti a chiarire la natura prioritaria del negoziato che Marta Cartabia ha intavolato con i Cinque Stelle, a partire dalla folta delegazione che ha incontrato ieri per un chiarimento preventivo durato oltre un’ora. Insieme all’ex ministro Bonafede sono entrati a via Arenula i capigruppo Ettore Licheri e Davide Crippa; Eugenio Saitta, il senatore Andrea Cioffi, la senatrice Felicia Guadiano e il senatore Arnaldo Lomuti. Una gita scolastica, praticamente. Il Movimento nato sull’onda del giustizialismo non fa nulla per nascondere l’insofferenza di fronte alla riforma della prescrizione, a quella del processo penale e del rito civile. E per tutelare lo status quo del Csm. I grillini non osano contrapporsi frontalmente a Marta Cartabia e all’incarico affidatole erga omnes dal premier Draghi, ma le bandiere vanno pur difese, in uno scorcio di legislatura segnato dalle battaglie identitarie e dalla pretattica elettorale.

«Siamo pienamente consapevoli dell’importanza di lavorare, giorno e notte, sulle tre riforme presenti in Parlamento: processo civile, processo penale e Csm», ha chiosato la delegazione, salutata dalla Ministra con un omaggio eloquente: una copia della tesi di laurea di Giovanni Falcone con l’introduzione della Guardasigilli. Alla Camera intanto i deputati grillini si sono distinti per una presa di posizione non proprio solidale nei confronti del deputato Dem Emanuele Fiano, che venne querelato da Gianroberto Casaleggio nel marzo 2016 per un tweet. Il periodo non era ancora quello dei fiori d’arancio tra grillini e Dem, e sul sito del Pd veniva pubblicato un articolo non firmato dal titolo “M5Spy, la sottovalutazione clamorosa di M5S fa pensare alla collusione”.

A seguito di quell’articolo Fiano twittò: «Si spiano con euro dei contribuenti decidono a casa Casaleggio nessuno sa chi o cosa e parlano di democrazia? La faccia come il culto #gurugate». Tanto bastò a far scattare le ire funeste di Davide Casaleggio, al quale rispose la Giunta per le autorizzazioni della Camera, respingendo la sindacabilità del deputato. Oggi la Camera ha confermato con 233 sì, 100 no ed una astensione l’orientamento della Giunta per le autorizzazioni, secondo cui le affermazioni di Fiano rientrano nell’esercizio di attività parlamentare. Il M5S si è espresso votando contro Fiano. I migliori alleati del Pd sembrano pronti ad accoltellarli alle spalle alla prima occasione utile.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.