Feed the Frontlines: “Offri da mangiare a chi è in prima linea”, è l’iniziativa avviata dal ristoratore italiano Luca Di Pietro – fondatore della catena di ristoranti italiani a New York “Tarallucci e Vino” – che ha messo su un’impresa on line per servire pasti gratis al personale degli ospedali di New York. Il giorno dopo aver chiuso i suoi quattro locali a causa del lockdown, un anno fa, Di Pietro ha iniziato a lavorare alla piattaforma Feed the Frontlines e, da allora, medici e infermieri che dall’inizio della pandemia hanno sempre meno tempo anche solo per una pausa, possono segnalare ciò di cui hanno bisogno. L’iniziativa mostra numeri di tutto rispetto: è stato superato il milione di dollari di donazioni con circa 166mila pasti consegnati, 110 ospedali serviti e 140 dipendenti di ristoranti riassunti per il lavoro indotto, nonostante il lockdown.

Uno studio riportato dal New York Times calcola che il 75% dei ristoranti indipendenti americani potrebbe non riaprire mai, al termine dell’emergenza sanitaria, con una perdita di 225 miliardi di dollari per il settore e di circa 6 milioni di dipendenti. Non è tutto fermo però. Da aprile, Rethink Food, organizzazione newyorkese senza scopo di lucro, ha investito oltre 10 milioni di dollari in un programma per finanziare 40 ristoranti, la maggior parte dei quali a New York, per nutrire le comunità svantaggiate. Non solo: da tempo, World Central Kitchen , un’organizzazione non governativa di soccorso alimentare si dedica a fornire pasti in seguito alle catastrofi naturali. Fondata nel 2010 dal famoso chef José Andrés, l’organizzazione ha preparato cibo ad Haiti in seguito al devastante terremoto. Con il Covid e l’emergenza sanitaria e sociale, l’organizzazione si è data adesso un doppio obiettivo: fornire, allo stesso tempo, pasti freschi alle comunità che ne hanno un bisogno immediato e mantenere aperti e in vita anche piccoli ristoranti e attività alimentari locali che altrimenti fallirebbero. World Central Kitchen riesce a preparare circa 1500 pasti a settimana e, da agosto, ha ribattezzato formalmente la nuova attività “Alkimiah”, un nome arabo che significa “alchimia”: i suoi pasti seguono le rigide linee guida “Eat-Lancet” per la salute planetaria, che prediligono i cereali integrali, la frutta, la verdura e le noci e limitano la carne e i latticini.

Francesco Mazzei è uno dei più famosi chef italiani di Londra: il cuoco di Sartoria, Radici e Fiume – i suoi tre ristoranti nella capitale britannica – si è unito alla campagna “Help the Hungry” , lanciata dal quotidiano Independent, cucinando e consegnando gratis un pasto per 300 senzatetto, disoccupati e persone con disabilità, fuori dalla chiesa di St. Edmund a Edmonton Green, quartiere nel nord della capitale. Il menu è tutto italiano: piatti di maccheroni con sugo di pomodoro e mozzarella, preparati e serviti sul posto da un celebrity-chef: “I ristoranti sono chiusi ma abbiamo un sacco di cibo nei frigoriferi che finirebbe per scadere: insieme alla mia squadra lavoriamo gratis per cucinarlo e poterlo offrire a chi ne ha bisogno. Tutti dovrebbero farlo, se possono”. In Italia, durante il lockdown il sito del Comune di Milano ha ricevuto in pochi giorni circa 40mila richieste di buoni spesa. Lo confermano i diversi market solidali che in città aiutano le persone in difficoltà. “Solidando” è il social market di IBVA – l’Istituto Beata Vergine Addolorata – l’ultimo emporio solidale, in ordine di tempo, ad aprire i battenti e che in poco tempo è entrato nel Dispositivo di Aiuto Alimentare dell’Ufficio Food Policy del Comune di Milano, e oggi aiuta più di 500 famiglie. Si trova a due passi dai Navigli ed è molto simile a un normale supermercato, con la differenza che vi accedono solo le famiglie in difficoltà, che potranno fare la spesa gratuitamente.

Sugli scaffali trovano i prodotti donati da aziende e dalla grande distribuzione o acquistati grazie alle offerte dei privati. Ogni famiglia ha a disposizione una tessera a punti mensile. «Siamo passati da un’utenza di circa 250 nuclei familiari a oltre 500 in pochissimo tempo», spiega Matteo Ripamonti, direttore di Ibva. «Abbiamo dovuto riorganizzare completamente il nostro lavoro, anche in termini di approvvigionamento, e ci siamo riusciti soprattutto grazie a “Programma QuBì” di Fondazione Cariplo. Ma è chiaro che in un contesto simile sono diventate fondamentali, più che mai, le donazioni da parte dei privati». Ultima in ordine di tempo, prosegue Ripamonti, «è stata la donazione da parte di Garage Italia. L’hub creativo fondato da Lapo Elkann e guidato dal ceo Enrico Vitali ha messo a disposizione parte della brigata delle cucine del proprio ristorante, chiuso a causa dell’epidemia, per la produzione e il confezionamento di 500 pasti giornalieri». Finora circa 20.800 pasti in totale.

A Roma, infine, sono diverse le piccole realtà artigianali – e tanto più meritorie – che offrono pasti alle famiglie in difficoltà. Per esempio, il laboratorio artigianale di pasta fresca e primi espressi de “Le Gallinelle – Pasta all’uovo”, a Ciampino, alle porte della Capitale. Senza grande clamore ma con una buona dose di pragmatismo, le titolari – Sabrina Argirò e Francesca Fedeli – insieme ai ragazzi dell’associazione “Aps Il Sorriso” hanno preparato, proprio questa settimana, 40 pasti caldi. I volontari dell’associazione li hanno portati ai senza tetto che vivono intorno alla Basilica di San Pietro. «Ci avete dato la possibilità di diventare un tramite per raggiungere chi ha più bisogno: il progetto del pasto sospeso è sempre attivo, chiunque voglia, può passare in negozio e lasciare il proprio contributo»: così ringraziano sulla pagina Facebook le “Gallinelle”.

Ho scritto “Opus Gay", un saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica, ho fondato GnamGlam, progetto sull'agroalimentare. Sono tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e mi interesso da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Lavoro a +Europa.