Tra le vittime che si porta dietro la pandemia non ci sono solo morti e malati ma anche i “nuovi poveri”. Persone che l’impossibilità a lavorare per la quarantena e la chiusura delle attività hanno iniziato ad avere serissime difficoltà a mettere il piatto a tavola. Purtroppo di persone che già dormivano in strada ce ne erano già prima della pandemia ma con il lockdown queste sono aumentate. Ad aiutarle ci pensano i volontari della Comunità di S.Egidio, che ultimamente hanno anche intensificato le attività. E raccontano da un lato una parte di Napoli abbandonata a se stessa, dall’altra quella che risponde all’emergenza con la solidarietà. “Se da una parte sono aumentate le difficoltà in quest’ultimo periodo – dice Massimiliano Nappi, della Comunità di S.Egidio e Fondazione Grimaldi – dall’altra è aumentata anche la voglia di dare una mano e offrire il proprio aiuto a chi più ne ha bisogno. Abbiamo sempre fatto gruppi per la consegna dei pasti ai senza tetto il mercoledì ma se prima eravamo in 10 adesso ne siamo in 20 ed è molto bello”.

LA DISTRIBUZIONE DEI PASTI – Eccezionalmente in questo periodo di necessità la distribuzione avviene 2 volte alla settimana, il mercoledì sera e la domenica a pranzo. “Ci eravamo accorti che la domenica c’era un vuoto e abbiamo deciso di intervenire in aggiunta a quello che facciamo di solito”, spiega Francesca, 29 anni, psicologa, da 10 anni con la Comunità di S. Egidio, che di solito si occupa del gruppo degli adolescenti del centro storico con cui fanno volontariato con le persone anziane. Il gruppo è organizzatissimo: prima si passa casa per casa a raccogliere il cibo preparato da persone che si offrono volontarie, poi si divide il tutto in buste. “Di solito la consegna del pasto è un pretesto per stare vicino a chi vive in strada e offrirgli anche un supporto umano, una chiacchiera, un conforto – continua Francesca – adesso non possiamo trattenerci troppo in strada con loro ma loro sono sollevati nel vederci”. A partecipare alla distribuzione ci sono studenti universitari, tra cui anche Vincent, uno studente Erasmus venuto a Napoli dalla Germania, comunicatori, e manager che, costretti a casa dalla quarantena hanno deciso di rendersi utili.

L’EX MERCATO ITTICO – Dopo aver velocemente diviso il cibo i volontari si dividono in vari gruppi per coprire il territorio cittadino: una parte Morelli, Feltrinelli, Mergellina e piazza Sannazaro, un altro gruppo via Medina, Molosiglio e il Porto, infine un altro gruppo ancora porterà il cibo nella zona di Piazzale Tecchio e del Mercato ittico. È questo uno dei luoghi più emblematici della città, a ridosso del parco della Marinella, simbolo di degrado e inerzia delle istituzioni che fanno e non-fanno, curano e abbandonano a fasi alterne. Qui circa 40 persone vivono ammassate all’esterno dell’ex mercato Ittico. Sono per lo più migranti, uomini e donne, che hanno toccato il fondo e non riescono più a risalire. Tra loro ci sono anche donne polacche che sono state per una vita al servizio di anziani, giorno e notte, e poi sono rimaste senza lavoro, senza nulla, costrette a dormire in strada. “Molti sono quelli che incontriamo ai semafori a chiedere l’elemosina o a pulire i vetri – racconta Alessandro Brancaccio della Comunità di S.Egidio – Quello che qui ci chiedono molto è sicuramente il cibo poi vestiti e a volte anche di fare una telefonata i loro parenti. Qualcuno ci chiede di trovargli un lavoro, qualcun altro di trovare una soluzione”. La situazione è ancora peggiore se si pensa che questo “non-luogo” abbandonato, alle soglie della città è lontano dagli occhi e dal cuore di tutti.

PIAZZALE TECCHIO – La distribuzione continua a Piazzale Tecchio. Tra una chiacchiera e l’altra i volontari danno supporto ai senza tetto che vivono tra il piazzale e i binari della metropolitana. Tra loro si trovano persone di tutti i tipi e storie di ogni genere. C’è che è laureato, che è scappato dal proprio paese, chi semplicemente si è divorziato e non ce l’ha fatta con i soldi a mantenere due vite in piedi dignitosamente. E la pandemia è stata la mazzata finale.

LE DOCCE E LA DISTRIBUZIONE DEI PACCHI – Le attività per i senza tetto della Comunità di S.Egidio continuano nel centro storico di Napoli con il supporto della Fondazione Grimaldi. Durante l’emergenza sono state chiuse le docce a San Giovanni a Teduccio per evitare gli assembramenti. Così i giovani volontari hanno subito attrezzato un altro punto docce a Montesanto, presso l’ex istituto Bianchi. “Qui diamo ai senza fissa dimora la possibilità di lavarsi e trovare un cambio di vestiti puliti – racconta Alessandro Corazzelli, 23 anni, studente di architettura, da 10 anni al servizio della Comunità – Sono tante le persone che hanno bisogno di aiuto e che stiamo intercettando, aumentano sempre di più. Pensiamo che solo insieme possiamo cambiare le cose”. La Comunità ha saputo riorganizzarsi per sopperire alle nuove difficoltà, come ha fatto ad esempio Francesco Sarubbi, 22 anni, studente di ingegneria alla Federico II. Fino a poco tempo fa dava supporto ai bambini dei Quartieri Spagnoli con attività di doposcuola e ludiche. Oggi alle famiglie di quegli stessi bambini consegna pacchi alimentari e offre supporto di ogni tipo. “All’inizio erano le 30 famiglie dei bambini che già conosciamo – racconta Francesco – Poi sono quasi raddoppiate perchè si sa nei Quartieri c’è tanta solidarietà: ognuno ha una vicina o una cugina che ha bisogno. Dopo il primo mese siamo arrivati a consegnare pacchi alimentari a 100 nuclei familiari. Penso che sia importante aiutare perchè ci aiuta davvero a capire chi siamo e cosa vogliamo dalla vita. Se non si aiutano gli altri non si riuscirà mai a essere felici. Da quando ho giocato per la prima volta con i bambini dei bassi mi sono sentito così felice e realizzato e ho capito che non li avrei più lasciati”.