Abilitazione immediata all’esercizio della professione forense o, in alternativa, ammissione all’orale per tutti i 25mila praticanti che hanno preso alla prova scritta dell’esame di avvocato. Ecco le richieste rivolte al ministro Bonafede dall’Associazione italiana praticanti avvocati (Aipavv) e dall’Unione praticanti avvocati (Upa), presiedute rispettivamente da Artan Xhepa e Claudia Majolo.

In una nota congiunta al guardasigilli i vertici delle due associazioni spiegano la situazione dei 25mila aspiranti avvocati per i quali le prove scritte d’esame non sono state ancora vagliate a causa delle misure restrittive imposte per arginare la pandemia da Coronavirus. Di qui una condizione di incertezza che Aipavv e Upa chiedono di risolvere adottando la stessa strategia che il governo ha seguito per i medici e per altre categorie professionali. “Il governo ha abilitato i laureati in medicina – si legge nella nota – ritenendo necessaria la loro abilitazione immediata per il contrasto del virus. Ora intende abilitare de plano anche odontoiatri, farmacisti, veterinari, tecnologi alimentari, commercialisti ed esperti contabili.

Non in ragione della lotta al Coronavirus, ma della crisi economica e della materiale impossibilità di procedere all’abilitazione di centinaia di migliaia di giovani con le modalità finora utilizzate”. Tanto basta perché anche i praticanti avvocati chiedano di essere definitivamente abilitati all’esercizio della professione forense: “Se il governo vuole bypassare l’obbligo fissato dal quinto comma dell’articolo 33 della Costituzione, abilitando de plano i giovani laureati all’esercizio delle altre professioni, non violi il principio dell’uguaglianza sostanziale di cui all’articolo 3 della Carta: l’abilitazione a causa dell’emergenza coronavirus deve essere disposta anche per gli aspiranti avvocati”.