Giorgio Gori, classe 1960, bergamasco e sindaco della sua città, scende in campo per parlare all’intera comunità democratica e non-sovranista. Lo fa col passo felpato di chi sa come muoversi e sa che il momento per farlo, nel caos che s’avvisa nei cieli del centrosinistra italiano, è arrivato.  L’estensore di quello che Il Foglio ha titolato, l’altro giorno, “Manifesto per una nuova stagione”, nella sua vita di stagioni ne ha vissute già due: quella dell’uomo di impresa, cinema e televisione prima; quella da uomo politico poi. E in ciascuna delle due vite ha dimostrato di saperci fare in modo sempre sorprendente e inaspettato.

Il suo manifesto politico segna un punto di non ritorno, fa presagire una imminente discesa in campo. Chi lo conosce bene, come l’autore de Il metodo Machiavelli, Antonio Funiciello, non ha dubbi: «Può fare il leader del Pd». «A differenza di altri politici, è una persona in continuo miglioramento, in progressione intellettuale ed anche umana. E non a caso riesce, malgrado sia più introverso che empatico, a convincere gli interlocutori. Una persona con un carisma potente», testimonia Mauro Ferrari, che gli ha curato entrambe le campagne elettorali da sindaco. «Un animale politico che funziona in maniera straordinaria», scandisce un membro del suo staff.

Marco Campione, Libertà Eguale, lo ha accolto lo scorso ottobre a Roma in una riunione interna:  «Tanto straordinario da essere umile, ha telefonato con un garbo di altra epoca il giorno prima della riunione, per informarsi. E l’indomani si è seduto tra noi ad ascoltarci e a prendere appunti. Abbiamo capito che era in fase di affinamento. Studiava da leader nazionale». Libertà Eguale, l’associazione riformista a cavallo tra Pd e Italia Viva, non fa grandi numeri ma grandi idee, ed è sempre stata un vivaio di eccellenze.

Gli studi veri e propri Giorgio Gori li ha iniziati al liceo classico “Paolo Sarpi” di Bergamo, dove partecipa al gruppo studentesco laico e riformista “Azione e Libertà” che si opponeva al “Collettivo delle Sinistre”. Riformista già in calzoni corti. A 18 anni decide di fare il giornalista e incomincia a collaborare con Radio Bergamo, allora diretta da Vittorio Feltri. Dopo essere entrato come giornalista a L’Eco di Bergamo, ritorna nella squadra di Feltri che ha assunto la direzione di Bergamo-oggi. Qualcosa con il direttore va storto: lo licenzia. E lui si laurea al Politecnico di Milano in Architettura, perché se è uno è poliedrico non ha paura di dimostrarlo.

Nel 1980, il giorno dopo il terribile terremoto dell’Irpinia, non sta a guardare. Forma un gruppo di giovani volontari bergamaschi e va a ripulire a mani nude i detriti del comune di Frigento, che nel 2011 se ne ricorderà, conferendogli la cittadinanza onoraria. Nei primi mesi del 1984 Giorgio Gori entra a Rete 4 grazie all’ex compagno di studi Lorenzo Pellicioli, allora amministratore delegato del canale televisivo del gruppo Arnoldo Mondadori Editore. Gori diventa assistente di Carlo Freccero, capo palinsesto della rete, e nell’estate dello stesso anno la rete passa alla Fininvest, all’interno della struttura programmazione.

Nel 1988 Gori diviene responsabile dei palinsesti delle tre reti del gruppo di Berlusconi e nel giugno 1991 diventa direttore di Canale 5. Nel giugno 1997 passa alla guida di Italia 1, dove resta fino a maggio del 1999, quando torna alla rete principale di Mediaset, sempre in veste di direttore. È un ragazzo del Biscione, sono gli anni ruggenti di Silvio Berlusconi. Ma è da lì che nasce la forza dell’uomo che può salvare la sinistra italiana.

Nella primavera del 2001 un nuovo balzo in avanti: Gori fonda con Ilaria Dallatana e Francesca Canetta la casa di produzione televisiva Magnolia, specializzata in prodotti di intrattenimento e infotainment e che ha come scopo lo sviluppo di format originali per la televisione e per i media interattivi. Nel 2007 Magnolia viene acquisita da De Agostini e successivamente portata in dote alla controllata Zodiak Entertainment. Magnolia cura nelle passate stagioni diverse produzioni per la Rai, Mediaset, LA7 e Sky mettendo a segno numerosi successi televisivi, tra cui spiccano L’isola dei famosi, Piazzapulita, MasterChef Italia e L’eredità.

Nel novembre 2011 Gori si dimette da presidente di Magnolia e Zodiak Active, pur rimanendo Consigliere nel Board di Zodiak Media e azionista della società. Il 13 settembre 2012, in virtù della scelta di impegnarsi in politica, ha annunciato le dimissioni da qualsiasi incarico e la vendita di tutte le azioni possedute nella Zodiak, e ha successivamente ceduto la sua quota di partecipazione.

Ed ecco che siamo alla seconda stagione di una vita che è tutta un film, o se preferite una serie. Dopo la sua esperienza televisiva si occupa di comunicazione per Matteo Renzi, con il quale il rapporto vivrà un saliscendi. Nel dicembre 2011 si iscrive al Partito Democratico di Bergamo. Nel dicembre del 2012 si candida alle primarie Pd per il Senato nel collegio di Bergamo, ma i tempi non sono maturi: arriva quarto e manca la candidatura per le elezioni del 2013. È un bene, perché si concentra sulla sua città. Decide di candidarsi a sindaco di Bergamo alle elezioni amministrative del 2014, non senza polemiche e con il dissenso dei civatiani. Ottenuto il consenso sul suo nome all’interno del Pd bergamasco, Gori si è confrontato in primarie di coalizione il 23 febbraio 2014 risultandone vincitore con il 58,53% delle preferenze.

Al primo turno delle elezioni amministrative del 2014, Gori ottiene 28.288 preferenze (il 45,50%) contro le 26.219 (42,18%) del sindaco uscente Franco Tentorio. Al ballottaggio del 9 giugno 2014 venne eletto sindaco di Bergamo, con il 53,5% dei consensi. Per lui votarono gli scout e i preti, i professori e gli operai, gli imprenditori e i professionisti. «È un renziano senza Renzi», ci sintetizza il capo della sua comunicazione in quella campagna. Che aggiunge: «Un uomo capace di piacere a tutti, trasversalmente, pur rimanendo sempre coerente con se stesso».

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.