Metalmeccanici in sciopero mercoledì in Lombardia contro il nuovo decreto del Governo che, scrivono i sindacati di categoria lombardi in una nota unitaria, “tiene conto solo in misura parziale delle istanze che Cgil, Cisl e Uil hanno posto all’attenzione dell’esecutivo”.

Molte attività “non essenziali né indispensabili – scrivono i sindacati – sono state inserite tra quelle che possono continuare a lavorare. Abbiamo sempre preteso di mettere salute e sicurezza del lavoratore come questioni prioritarie, ma registriamo che il Governo ha ceduto alle indebite pressioni di Confindustria: il profitto e l’economia hanno avuto il sopravvento su salute e sicurezza. Così non va”.

Per questi motivi, i sindacati proclamano la sciopero regionale il giorno 25 marzo “in tutte le aziende che non hanno produzioni essenziali e di pubblica utilità per le necessità del Paese e in tutti quei luoghi di lavoro dove non ricorrano le condizioni di sicurezza”.

In merito allo sciopero di mercoledì il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, ha spiegato che la decisione “è stata presa perché si consideri la Lombardia una regione dove sono necessarie misure più restrittive sulle attività da lasciare aperte”.

GLI SCIOPERI GIA’ IN ATTO – Ma senza attendere la ‘chiamata generale’ dei sindacati, sono diverse le aziende dove già stamattina sono scattati gli scioperi contro il decreto del governo che avrebbe esteso le attività indispensabili rispetto a quanto concordato con il sindacato. Nel settore aerospazio, come riporta la Fiom Cgil, hanno incrociato le braccia i lavoratori di Leonardo, Ge Avio, Fata Logistic System, Lgs, Vitrociset, MBDA, DEMA, CAM e DAR.

LA ‘DIFESA’ DI CONFINDUSTRIA – Intervenuto invece su Radio Capital durante la trasmissione ‘Circo Massimo’, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aveva criticato l’ipotesi di uno sciopero generale: “”Lo sciopero generale? Onestamente non capisco a capire su cosa”. Per Boccia infatti le chiusure di aziende “sono addirittura più restrittive “di quello che aveva indicato” il Governo ai sindacati sabato scorso. “Io non ho capito più di questo cosa si dovrebbe fare”.

Boccia ha poi sottolineato che col decreto “si pone una questione che dall’emergenza economica ci fa entrare nell’economia di guerra”. Per il presidente di Confindustria “il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà”. “Se il Pil è di 1800 miliardi all’anno vuol dire che produciamo 150 miliardi al mese, se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni 30 giorni”, avverte Boccia.