Mentre il Presidente americano Donald Trump incontra il Presidente cinese Xi Jinping a Pechino, si chiude, in Italia, il giro di incontri del Presidente della Heritage Foundation Kevin Roberts, giunto a Roma nei giorni scorsi per presentare il suo nuovo libro “Riprendere Washington per salvare l’America”. Dalle sue tante interlocuzioni, con diversi think-thank della capitale passando per colloqui istituzionali con Ministri e parlamentari, è emerso un ritratto interessante dell’attuale stato di salute dei conservatori statunitensi. Roberts guida una delle organizzazioni politico-culturali più influenti negli USA, ed è una voce molto considerata nell’ambiente repubblicano. Le sue opinioni, pertanto, pur essendo personali, sono uno specchio del Maga-Pensiero vigente. Due punti, tra le riflessioni di Roberts di questi ultimi giorni, sono degni di nota. Il primo, l’approccio allo scontro Trump-Papa Leone; il secondo, le considerazioni in merito alla nota teoria della “remigrazione”.

Roberts, da cattolico, è orgoglioso di avere un Pontefice statunitense e, da repubblicano, si dice grato a Trump per aver reso great again il suo Paese. Sarà forse la fede, o il suo esser ottimista, ma non vede – invero – una contrapposizione, uno scontro aspro o una competizione tra i due. Anzi, “time will tell” sostiene. Nessuna frattura o incompatibilità – per i repubblicani cattolici – nel sostenere sia il Tycoon che Leone. Roberts sostiene che l’attuale amministrazione americana debba semplicemente conoscere meglio il Papa, e viceversa, e che tutto si possa risolvere con la nascita di una sincera amicizia reciproca. Papa Leone è apprezzato per l’impronta agostiniana, conservatrice, che dall’inizio del Pontificato ha impresso nella Chiesa, tutt’altra musica rispetto al suo predecessore Francesco. Insomma, la base per un dialogo profondo questa volta c’è, secondo Roberts. È solo questione di tempo.

Passando alla politica, invece, Roberts ha anche affrontato la questione “remigrazione”, dottrina che – comprensibilmente – alla maggior parte degli italiani non piace. Comunicativamente parlando è un termine molto crudo, poco “umano”. Roberts lo sa e, infatti, suggerisce ai conservatori europei di allontanarsi da tali narrazioni radicali e di trovare un proprio stile comunicativo. Occorre dare alla sostanza la giusta forma. È buonsenso rimpatriare chi, illegalmente, è entrato in un Paese ma i conservatori europei devono – secondo Roberts – trovare una chiave giusta nel raccontare tale proposta. Parole come “remigrazione” si possono – insomma – anche evitare. Su due temi delicati, quindi, Roberts di fatto smentisce quelle ricostruzioni – veicolate dalla stampa progressista italiana – che lo hanno dipinto come un pensatore estremo, talvolta anche come un fanatico. Dalle sue riflessioni, invece, sicuramente emergono un marcato pensiero conservatore, ma – al tempo stesso – anche molto equilibrio e pragmatismo.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.