Da una parte l’ambasciata italiana a Mosca che suggerisce ai propri connazionali di lasciare la Russia, dall’altra le celebrazioni per l’annessione dei territori ucraini dopo i referendum dei giorni scorsi che verrà celebrata venerdì 30 settembre nella sala di San Giorgio al Cremlino alla presenza di Vladimir Putin. Continua a crescere la tensione internazionale a oltre sette mesi dall’inizio dell’invasione in Ucraina da parte delle truppe russe.

“Considerata la più recente evoluzione del contesto internazionale e la crescente difficoltà nei collegamenti aerei e su strada in uscita dalla Russia, si raccomanda ai connazionali presenti in Russia di valutare se la permanenza sia necessaria e, in caso contrario, di lasciare il Paese” si legge sul sito dell’ambasciata italiana a Mosca. Un invito che arriva mentre l’Unione Europea è pronta a varare un nuovo pacchetto di sanzioni contro Putin e non si placa lo scambio di accuse sulle esplosioni che hanno danneggiato il gasdotto Nord Stream nel mar Baltico.

Domani la cerimonia per ufficializzare l’annessione delle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia alla federazione russa, con i rispettivi capi che firmeranno i trattati di adesione dopo i referendum che l’Unione Europea e la Turchia hanno definito “farsa”. Nel frattempo Putin ha accusato l’Occidente di voler scatenare un “massacro sanguinoso” nelle zone della Comunità degli Stati Indipendenti che raccoglie diverse repubbliche dell’ex Urss. Parole che hanno provocato la reazione del presidente ucraino Voldymyr Zelensky che ha convocato, sempre per domani, una riunione urgente del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale.

E la Finlandia ha chiuso i confini con Mosca perché “i continui arrivi di turisti russi in Finlandia stanno mettendo in pericolo le relazioni internazionali del Paese”. Situazione di grande tensione anche per quanto riguarda la questione del gasdotto Nord Stream, danneggiato da diverse esplosioni nei giorni scorsi. In Svezia è stata registrata una quarta falla dopo una nuova esplosione, mentre il Cremlino ha affermato che i danni sono legati ad un “atto terroristico di un paese straniero”, sottolineando poi di non avere idea se il gasdottto “potrà mai essere riavviato”. La Nato, da parte sua, ritiene che ci sia stata un’azione di “sabotaggio” sul Nord Stream e ha promesso una “risposta unita e determinata” per qualsiasi danno deliberato alla struttura. L’ipotesi di sabotaggio è stata rispedita al mittente da Mosca.

 

Redazione