Fra il 16 e il 22 maggio la Sicilia socialista ha celebrato due date che rimandano a epoche diverse, ma alla stessa storia. Il 16 maggio 1955, all’alba, su una trazzera di Sciara, la mafia assassinò Salvatore Carnevale, Turiddu per i compagni del piccolo centro madonita: un bracciante, un cavatore, un sindacalista. Fu ucciso per aver organizzato in concreto contadini, mezzadri e cavatori, perché chiedeva la divisione dei prodotti, l’applicazione della riforma agraria, le otto ore e il salario dovuto. Perì per mano mafiosa in quanto pretendeva che il diritto entrasse nei feudi e nelle cave, là dove comandavano il sopruso agrario e il suo braccio armato.

La sua attitudine pragmatica non significava moderazione sociale, né rinuncia al conflitto; comportava semmai la scelta di dare alla contrapposizione una forma democratica, organizzata, produttiva di diritti. In una Sicilia nella quale la mafia prosperava proprio sull’assenza dello Stato e sulla privatizzazione violenta del potere, Carnevale portò avanti una vera opera riformatrice perché chiedeva che le istituzioni, la legge e il sindacato entrassero dove prima regnavano il feudo, il caporale, il campiere o altri scherani mafiosi. La sua radicalità non consisteva nel voler incendiare le istituzioni, ma nel volerle trasformare finalmente in qualcosa che fosse al servizio degli ultimi. Per questo la mafia lo temette. Carnevale era socialista. Nel 1951 fondò a Sciara la sezione del Partito Socialista Italiano, oltre ad avere organizzato la Camera del Lavoro. Chi confonde l’infelice scelta dell’unità d’azione – poi ripudiata – con un sistematico assorbimento comunista finisce per tradire quella storia. Anche se alle regionali siciliane del 1951 Pci e Psi si erano presentati ancora nel Blocco del Popolo, proprio in quegli anni il socialismo isolano maturava una propria autonomia politica e programmatica, che portò alla lista autonoma del Partito Socialista – sostenuta anche da “Unità Popolare” di Ferruccio Parri – in occasione del successivo appuntamento elettorale per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana, nel 1955. La scelta di Turiddu si colloca dentro questo passaggio: egli milita nel Psi mentre la comunità socialista siciliana smette di vivere nella subalternità e diventa proposta, organizzazione, rinnovamento, autogoverno.

Mimmo Rizzo descrive quel partito come un laboratorio, non una dépendance. Un’officina ancora influenzata dalla lezione morandiana ma comunque plurale e meridionalista, che legava riforma agraria, autonomia speciale, lavoro, risorse pubbliche e lotta al blocco agrario, in continuità col pellegrinaggio di libertà iniziato dai Fasci Siciliani alla fine dell’Ottocento e proseguito con una lunga scia di martiri socialisti del movimento contadino. Emanuele Macaluso, comunista “migliorista” di razza, non mancò mai di puntualizzare che Placido Rizzotto, Epifanio Li Puma e Calogero Cangialosi erano – al pari di Carnevale – dei dirigenti contadini socialisti, bersagliati in modo particolare perché colpire il sindacalismo socialista poteva determinare la rottura dell’unità del movimento contadino. Qui può essere rintracciato il filo che conduce ai Fasci Siciliani e alla seconda data importante della storia del socialismo siciliano. Il 21 e 22 maggio 1893, a Palermo, i Fasci diedero forma politica a contadini, zolfatari, artigiani, leghe di mestiere.

Rizzotto, Carnevale e altri socialisti ancora, fino a Carmelo Battaglia, tennero accesa quella fiammella partita da un congresso di lavoratori di tutta la Sicilia, svoltosi al tempo di Giolitti e Crispi. La loro risolutezza fu differente perché sfidava la violenza con gli strumenti della democrazia: sindacato, partito, cooperativa, sciopero, contratto, legge. La mafia li uccise non perché sognavano, ma perché rendevano praticabile il sogno. Il mese di maggio, nella storia del socialismo siciliano, rimanda dunque a una genealogia limpida, in cui le bandiere dei Fasci e della “resistenza” delle campagne isolane restano parte essenziale della memoria di tutto il Paese e anche un riferimento morale per i riformisti di oggi.