Come recitava uno slogan pubblicitario, “Il telefono allunga la vita”. Almeno per il governo potrebbe rivelarsi valido: le prove di pace tra Giuseppe Conte e Mario Draghi si svolgono per ora al telefono, con una serie di contatti per preparare un incontro lunedì a palazzo Chigi. Un faccia a faccia sempre più urgente tra il capo politico del Movimento Cinquestelle e il presidente del Consiglio per fugare i sospetti dell’uno sull’altro e superare l’attrito di questi giorni. “Senza il Movimento non può esserci il governo”, ha detto Draghi. Parole che appaiono come un ramoscello d’ulivo offerto all’ex premier. Conte è ancora scottato dal presunto canale sotterraneo diretto che esiste tra Draghi e Beppe Grillo. Perché al netto dei giudizi più o meno ruvidi, espressi o inespressi, è certo che il premier e il Garante del Movimento si parlino più spesso di quanto Conte immaginasse.

Il capo 5s, per ora, preferisce non sbilanciarsi. A chi gli chiede se ha ancora fiducia nel presidente del Consiglio dice: “Ne parliamo quando lo vedrò”. D’altronde, in casa, gioca di rimessa. Dal giornale del partito, su cui Scanzi si chiede “cosa ci stanno a fare al governo”, alle chat roventi degli eletti locali, tutti remano per uscire dall’esecutivo e affrontare la campagna elettorale con le mani libere. Proprio tutti no: tra i parlamentari contiani qualcuno prende atto delle parole di Draghi, sposate anche dal Pd: se il governo cade, si va a elezioni anticipate. E senza passare, come al Monopoli, dalla casella fondamentale per l’incasso. La data-chiave è il 22 settembre. Solo dopo quel giorno i parlamentari avranno maturato il diritto a quello che una volta era il vitalizio e adesso, più sobriamente, va chiamata pensione. Staccare la spina adesso significa far decadere il beneficio per tutti. E vallo a trovare un pentastellato che non tenga, in cuor suo, a tornare a casa con la sua scatoletta di tonno placcata oro.

“Siamo 61 ma se fanno l’errore di uscire dal governo, vedrete quanti altri passeranno con noi”, ci dice infatti uno dei promotori del gruppo di Di Maio. Conte tentenna e Casalino tiene in tasca il discorso dell’addio alla maggioranza. E si fa sentire la voce del centrodestra che punta l’indice contro la destabilizzazione a 5 Stelle. “Mi auguro che le forze politiche non imparino dall’avvocato del popolo, Giuseppe Conte, che da tre mesi fa guerriglia al presidente del Consiglio solo per fermare l’implosione del suo movimento”, accusa il leader di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi. A sinistra la questione è un’altra. Dopo che Enrico Letta, intervistato dal Qn, ha ribadito la sua alleanza strategica con Conte, “che ha un compito non facile”, l’agenda proietta ombre minacciose sulla settimana prossima. Si vota per lo ius scholae e per la cannabis. Siamo sicuri che la posizione M5S – dei contiani doc – coincida con quella dei Dem?

“Se tutti noi siamo uniti, seri e determinati, riusciamo a recuperare una grande ferita che c’è in Italia e approvare lo Ius scholae”, ha detto ieri Letta davanti a Calenda, Conte, Rosato e Fratoianni riuniti in un convegno della Cgil. Conte nicchia. Vai a sapere se darà una indicazione univoca ai suoi. Certamente ha dato indicazione di alzare un muro sul termovalorizzatore di Roma, che il governo ha inserito nel Dl Aiuti. Anche quello va in aula la settimana prossima, già lunedì. I 5s sono per il pollice verso. E c’è l’altolà di Conte sulla fiducia. Chiede di non metterla: dicono i retroscena che non la voterebbe. Altre barricate quelle della Lega, che attacca gli alleati di maggioranza su ius scholae e cannabis. A difendere i provvedimenti di prossima votazione alla Camera, PiùEuropa.

“Se si fosse già legalizzata la cannabis oggi avremmo miliardi nelle casse dello Stato per affrontare il carobollette”, osserva il segretario Benedetto Della Vedova. Riccardo Magi difende la legge sullo ius scholae a definisce “assurdo negare la cittadinanza ai compagni di scuola dei nostri figli che vivono in Italia e parlano italiano”. Salvini, dice Magi, attacca solo “per uscire dall’angolo in cui si trova a seguito del risultato delle amministrative”. Per populisti e sovranisti è l’ora della verità. Draghi proverà a telefonare a entrambi, sì. Ma se Conte e Salvini continuano a concertare l’incidente parlamentare tra loro, potrebbe trovare sempre occupato.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.