Che in Italia ci sia un problema serio nei rapporti tra politica e un pezzetto di magistratura lo ha scoperto Berlusconi e adesso lo sanno pure i muri. Un tema su cui invece non si è discusso abbastanza è il relativismo che una certa politica, a seconda dell’indagine di turno, mette in pratica. Funziona più o meno così: se si è nel partito degli indagati si diventa garantisti; se il partito degli indagati è quello del vicino di coalizione si fa finta di niente. Se invece il partito è nel campo avversario, improvvisamente il giustizialista che c’è dentro molti politici erompe. Non farò giri di parole: mi ha sorpreso il modo in cui Matteo Salvini ieri ha accolto la notizia che Procura di Bergamo intende ascoltare il premier Conte, il ministro Speranza e la ministra Lamorgese sulla gestione dell’emergenza CoVid.

Le parole di Salvini («Dopo tante menzogne e attacchi vergognosi, giustizia è fatta: chi ha sbagliato deve pagare») sono l’espressione di un sentimento che umanamente comprendo ma che politicamente non giustifico. Salvini ha provato in prima persona che cosa significa la politicizzazione delle inchieste giudiziarie ai danni degli avversari politici. Capisco anche che le accuse rivolte al governatore della Lombardia Fontana siano state dolorose per la Lega, ma non si deve mai confondere le indagini con le sentenze. È una tentazione a cui ogni esponente politico dovrebbe resistere, anche perché altrimenti non si fa altro che alimentare quel pericoloso circuito mediatico-giudiziario che in questi anni ha inquinato e distorto pesantemente il dibattito politico.

Quanto alla magistratura, sarebbe bene ricordare sempre che il suo ruolo non è quello di “farla pagare” a qualcuno ma semplicemente di accertare la verità dei fatti per poi applicare la legge. E sarebbe bene che in questa fase di accertamento della verità si avesse la sensibilità di non giungere a conclusioni affrettate. Di conclusioni affrettate, purtroppo, ne abbiamo viste a centinaia: spesso si sono dissolte nel nulla, ma hanno distrutto la vita e la reputazione di gente che, pur non avendo colpe, ha pagato la pena più cara: la distruzione della propria reputazione. Se la politica vuole recuperare il proprio spazio e la propria credibilità deve essere in primo luogo rigorosa: i principi costituzionali non si devono mai piegare alle convenienze o alle tesi di parte.