Non è il miglior periodo per Matteo Salvini, per usare un eufemismo. Il segretario della Lega, risultato positivo al Covid-19 giovedì pomeriggio nei controlli di routine per i parlamentari all’ingresso alla Camera dei Deputati, prima del discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sta vivendo una quarantena per il virus ma anche dalla politica.

I sondaggi delle ultime ore, quelli commissionati dopo il voto per il capo dello Stato in cui il leader della Lega si è visto bruciare uno dopo l’altro i suoi candidati, arrivando poi clamorosamente a dover ‘ripiegare’ sul nome di Sergio Mattarella dopo aver strillato ai quattro venti di voler al Colle un rappresentate di area conservatrice, certificano le difficoltà del Carroccio a guida salviniana.

A mettere in fila i dati è Repubblica oggi: per Euromedia Research di Alessandra Ghisleri il segretario leghista ha perso 5,3 punti nella classifica della fiducia, assestandosi al 22,4 per cento; Antonio Noto conferma a sua volta all’AdnKronos che il livello di fiducia nell’ex ministro degli Interni “è sceso di tre-quattro punti”, mentre per Renato MannheimerSalvini non è riuscito nel suo tentativo di kingmaker e ha perso in popolarità, molto. Sicuramente questo si ripercuoterà all’interno della Lega. Non dico che la sua leadership è in discussione perché come dicono i leghisti è lui che porta voti, ma sicuramente lo scontro tra Salvini e la Lega del Nord, Giorgetti e Zaia, si fa più forte”.

Al contrario, praticamente tutti i sondaggisti danno Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni in crescita. Il motivo è semplice: gli italiani apprezzano e riconoscono alla leader di FdI la coerenza tenuta rispetto alla posizione iniziale del partito e della coalizione, sia nella partita del Quirinale che sull’atteggiamento nei confronti del governo Draghi.

E sullo sfondo per Salvini, ora costretto alla quarantena, restano le due partite più complicate da dover giocare nelle prossime settimane e mesi. La prima è quella della federazione, l’ipotesi di un Partito Repubblicano di stampo italiano che tenga dentro Forza Italia e partiti centristi della coalizione che supportano il governo Draghi, tenendo fuori Meloni in una sorta di blocco repubblicano francese anti Le Pen.

Una proposta vista per ora con diffidenza da Forza Italia, con i big del partito di Silvio Berlusconi che hanno ricordato come la proposta di una federazione fosse stata lanciata proprio dal Cavaliere lo scorso anno. Forza Italia e i centristi che in realtà sono più attrattati dall’ipotesi di un contenitore centrista che tenga dentro Coraggio Italia di Toti, Noi con l’Italia di Lupi, l’Udc di Cesa e forse Italia Viva di Matteo Renzi.

Il tutto mentre resta in discussione la leadership di Salvini all’interno del Carroccio. La fiducia ribadita all’unanimità dal Consiglio federale leghista di mercoledì 2 febbraio non ha nascosto sotto il tappetto la tensione tra il segretario e l’asse composto dai governatori del Nord che trova espressione nel ministro Giancarlo Giorgetti.

Quest’ultimo ha incontrato Salvini al Ministero dello Sviluppo economico, prima della positività del segretario leghista. Un faccia a faccia arrivato dopo le minacce di dimissioni paventate da Giorgetti: il clima tra due, spiega il Corriere citando amici di entrambi, starebbe rapidamente migliorando e la frequenza dei recenti incontri lo starebbe a dimostrare.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia