Siamo in piena pandemia ma nel Cardarelli c’è un braccio di ferro tra la Romeo Gestioni – società che assicura pulizia e disinfezioni di tutte le aree ospedaliere, comprese quelle a rischio alto e altissimo – e la direzione generale dell’azienda ospedaliera. Una tensione alimentata dalla direttrice amministrativa Maria Maiorano che, insieme con il manager Giuseppe Longo, ha dato il via libera a quelle che la Romeo definisce “azioni temerarie intraprese da avvocati impiegati strumentalmente per coprire delle responsabilità sostanziali a non far fronte, primo fra tutti, al pagamento dei corrispettivi”.

Bocche cucite, lo staff strategico dell’azienda ospedaliera è preso da mille impegni causa Coronavirus, non ha tempo per occuparsi delle pulizie e delle sanificazioni necessarie nell’azienda ospedaliera. La nota della Romeo che comunica la sua indisponibilità a proseguire il rapporto in essere è arrivata al prefetto Marco Valentini che l’ha letta con attenzione e preoccupazione. Attende le mosse del Cardarelli riservandosi di intervenire per evitare un brusco stop. Il cielo minaccia lampi e tuoni: tra le richieste della Romeo ce n’è una economica da non trascurare, quella dei sedici milioni di euro che il Cardarelli non ha pagato nonostante tre procedimenti monitori. Invece di camminare con lo stesso passo, le due aziende procedono in un clima di tensione.

L’emergenza Coronavirus – forse per un guizzo politico – spinge policlinici, aziende sanitarie e ospedaliere a praticare incredibili discriminazioni al loro interno. Kit rapidi e tamponi (rarissimi anche per i cittadini sintomatici) sono riservati al solo personale dell’azienda. Ne sono esclusi i fornitori abituali, guardie giurate, chi cucina e consegna pasti caldi e, ovviamente, gli operai impegnati in pulizia e disinfezione. Tecnicamente si tratta di servizi forniture “esternalizzati”, cioè assicurati da persone che lavorano in ospedale e che potrebbero veicolo del virus.

Due dipendenti della Romeo sono stati contagiati, senza che il Cardarelli disponesse quarantene per chi è stato in contatto con loro. “Accertamenti di eventuali positività vengono eseguiti con kit rapidi sui dipendenti di ditte esterne se – fanno sapere dall’ospedale – il legale dell’azienda per cui lavorano ne fa richiesta motivata”. Dopo i primi due contagi la discriminazione aziendale è stata superata. E, guarda caso, tra i dipendenti della Romeo ci sono altri tre positivi al kit rapido.