Sulle presunte vessazioni nel reparto dove lavorava Sara Pedri, continuano a susseguirsi le testimonianze. “Per sei volte mi ha ripetuto che mi dovevo dimettere. Subito, al massimo il giorno dopo. Così, senza alcun motivo. Sono uscita da quel colloquio a pezzi. Tant’è che oltre a chiedere il trasferimento ho dovuto ricorrere a un supporto psicologico“. È uno degli stralci della testimonianza di sei ore resa da una delle sei ginecologhe informate sui fatti davanti al gip Enrico Borrelli in fase di incidente probatorio, richiesto dalla procura di Trento per capire se e quando ci furono maltrattamenti e abusi dei mezzi di correzione da parte dell’ex primario Saverio Tateo e della sua vice Liliana Mereu all’interno del reparto di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara ai danni di 21 tra medici, infermieri e personale sanitario.

Sotto la lente dunque la stessa unità operativa dove per tre mesi ha lavorato Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 32 anni di cui non si sa più nulla dal 4 marzo dell’anno scorso subito dopo il trasferimento dall’ospedale di Trento a quello di Cles da cui si era dimessa 24 ore prima della sparizione. È stata proprio la sua scomparsa ad innescare una reazione a catena che ha gettato ombre sulla sanità trentina: la commissione d’inchiesta interna all’azienda sanitaria provinciale e l’ispezione del ministero della salute che hanno portato al licenziamento dell’ormai ex primario, le indagini dei carabinieri dei Nas e delle pm Licia Scagliarini e Maria Colpani che hanno iscritto nel registro degli indagati i due professionisti.

Davanti al gip, la ginecologa ha raccontato che i fatti “risalgono al 2018, scaturiti perché chiedemmo un incontro con il primario per discutere i turni di lavoro“. Una richiesta di confronto che il primario non avrebbe gradito. “Le tapparelle erano abbassate, c’era accesa solo la lampada da tavolo della scrivania del dottor Tateo – ha detto la ginecologa al gip e ripetuto in fase di controesame da parte della difesa del professionista -. Non si trattò di un incontro di chiarimento, ma di una sorta di processo in stile militare“. Il faccia a faccia fu messo a verbale da un’assistente del primario, ma mai inserito nella documentazione del reparto. Almeno così sostiene la difesa della ginecologa che, una volta chiesto il trasferimento, non l’ha più fatto avanzare perché è intervenuto il licenziamento del dottor Tateo e il trasferimento della sua vice. Prossima udienza l’11 aprile con altri testimoni. (Fonte:LaPresse)

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.