Il Comune di Napoli ha dimenticato il polmone verde di Scampia. O quanto meno dell’intera VIII Municipalità. Siepi e cespugli che a bordo strada raggiungono quasi i due metri. Aiuole e vie a percorrenza veloce diventate discariche di rifiuti. Un solo giardiniere per un territorio che rappresenta il 40% del verde cittadino. «Non è solo una questione di verde o di decoro urbano – ha spiegato a Il Riformista Giuseppe Mancini, vice presidente dell’associazione “Coordinamento territoriale Scampia” – È una vera e propria emergenza».

Per i volontari del collettivo è come se il Comune di Napoli discriminasse la zona: «L’amministrazione pare che non classifichi il verde cittadino in base alla sua estensione, ma rispetto alla vicinanza al centro città – ha detto Mancini – Spiegatemi come è possibile che alcuni quartieri con porzioni molto ridotte di verde hanno più giardinieri. A Scampia ne abbiamo uno soltanto che andrà presto in pensione. L’VIII Municipalità è addirittura settima per gli interventi fatti rispetto al verde». Una questione che causa altre problematiche: «Una è legata alla viabilità e alla sicurezza – precisa Mancini – Con la vegetazione cresciuta esponenzialmente a bordo strada è drasticamente ridotta la visibilità e lo spazio a disposizione degli automobilisti. Poi c’è la criticità dell’otturazione delle fogne a causa dei rifiuti e del fogliame. Quando piove si allagano tutte le strade. Infine c’è un problema igienico – sanitario. Spesso i cittadini per camminare devono attraversare delle vere e proprie mini paludi colme di spazzatura».

Insomma, il fenomeno è più complesso di quello che sembra. «È una questione di sicurezza – ha affermato Mancini – A Scampia, ad esempio, non si parla di movida. Ecco come il verde deve diventare un argomento centrale per questa amministrazione». Chiariamo, il disastro è stato ereditato da Gaetano Manfredi. Le cose andavano molto male già con l’ex sindaco Luigi de Magistris: «È un disagio che parte da lontano ma sta peggiorando giorno dopo giorno – ha dichiarato Mancini – Purtroppo la Municipalità, con la quale abbiamo un buon rapporto, fa il possibile ma ha grandi limiti gestionali ed economici. Abbiamo avviato un’interlocuzione con il Comune ma ancora non ci sono stati segnali significativi».

A questo va aggiunto il capitolo rifiuti: «A Scampia ci sono due distretti e un’auto parco Asia, eppure mancano gli spazzini», ha spiegato Mancini. La soluzione non è certo facile, è necessario un intervento immediato e forte che faccia da bonifica. Il verde va potato e le strade ripulite. Ma sul lungo termine bisognerà strutturare l’intera macchina organizzativa e Palazzo San Giacomo dovrà garantire cura e manutenzione costanti. L’amministrazione Manfredi sarà in grado di farlo? «Un’idea potrebbe essere quella di coinvolgere di più i privati – ha proposto Mancini – Per l’intera Municipalità ci sono già 52 aree verdi in affidamento ma ci sono anche 70 pratiche bloccate che potrebbero garantire ulteriori pulizia e decoro».

Anche perché a Napoli il verde è davvero un problema. In un momento storico come questo, dove il clima e la rivoluzione green sono diventati temi principali delle agende politiche globali, è una vergogna che una città come il capoluogo campano abbia gli spazi verdi in condizioni pietose. Tranne il bosco di Capodimonte, che deve ringraziare le attività del museo, gli altri parchi cadono a pezzi: la Villa Comunale, la Floridiana, il Parco dei Camaldoli, quelli ai Quartieri Spagnoli, il Parco Virgiliano a Posillipo, il Parco Mascagni. Per non parlare delle aree presenti ad Est (San Giovanni) e Ovest (Pianura e Soccavo). Insomma, Napoli non è ricca di verde ma quello che c’è è abbandonato. L’elenco non è poi così tanto piccolo. Quali spazi il Comune saprà mettere a disposizione dei cittadini e delle famiglie?