Nicoletta Dosio non è più in carcere. Sconterà la sua pena ai domiciliari. A darne notizia il movimento No Tav attraverso i propri canali social. “Nicoletta è uscita poco fa dal carcere delle Vallette – si legge in un post – per andare a scontare l’ingiusta pena ai domiciliari per le misure introdotte con l’emergenza coronavirus”.

Dosio era stata condannata lo scorso gennaio a un anno di carcere per “l’apporto materiale e morale alla manifestazione” e per la “condivisione del progetto”, come si leggeva nella sentenza della Cassazione che condannava la 73enne attivista No Tav. I reati che le erano stati contestati risalivano a una protesta del 2012 al casello di Avigliana, sull’autostrada del Frejus, nella sua casa di Bussoleno, in Val di Susa. Aveva sempre rifiutato di accedere a una misura di detenzione alternativa.

Stando alle prime indiscrezioni sarebbe stata la stessa Dosio a chiedere i domiciliari, convinta anche da familiari e altri attivisti No Tav. A pesare sulla decisione anche alcune patologie che potrebbero metterne a rischio la vita in caso di contagio.

“Nicoletta ci fa sapere – si legge in un post sui social – tramite suo marito che la situazione dentro è pesantissima, e invece che scarcerare, al contrario continuano a tradurre in carcere persone, anche con la febbre. È dimagrita molto perché mangiare in carcere è difficile per tutte, ma è orgogliosa delle sue compagne di detenzione che si sono sostenute a vicenda in questo periodo e uscire da sola le crea rabbia. Rabbia per persone a cui hanno concesso le videochiamate al posto dei colloqui, ma è un diritto mai esercitato dalle tante che non hanno parenti con uno smartphone o anziani non capaci di utilizzare la tecnologia. Il carcere è un luogo dove la normalità non esiste per chi fa la guardia, anzi l’arroganza è l’unica vera normalità. L’indulto e l’Amnistia sono assolutamente necessarie!”

Dosio dovrà osservare presso la sua abitazione di Bussoleno le restrizioni più stringenti, compresa quella di non poter comunicare con l’esterno.

La situazione nelle carceri a causa del coronavirus è emergenziale secondo quanto denunciato da numerose associazioni ed enti. Per il Garante Nazionale il problema è ancora una volta il sovraffollamento, che non permette ai detenuti di mantenere le giuste distanze. Secondo la Giunta delle Camere Penali è solo il governo a negare tale situazione al limite. Appelli sono arrivati anche dal Papa e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A partire dal 7 marzo, e per alcuni giorni, in diverse carceri di tutto il Paese sono scoppiate delle violente rivolte che hanno portato alla morte di 12 detenuti. La causa delle proteste era stata la sospensione dei colloqui delle famiglie; una misura per contrastare la diffusione del virus.