Nuovo smacco per Donald Trump. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo del tycoon di bloccare il programma per i ‘dreamer’ mentre infuria la polemica per le rivelazioni choc contenute nel libro dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Trump, in piena campagna elettorale per le presidenziali di novembre, cerca di difendersi dal fuoco incrociato dei democratici e dei suoi ex collaboratori repubblicani. E ora accusa i giudici della Corte di aver preso una decisione “orribile e politicamente schierata” sul piano varato dall’amministrazione Obama per impedire l’espulsione di 650mila giovani migranti cresciuti negli Stati Uniti ma considerati irregolari dalla legge.

I giudici hanno respinto a maggioranza le argomentazioni dell’amministrazione secondo cui il programma per i ‘dreamer’, chiamato Daca, sarebbe illegale ma hanno tenuto a specificare che la sentenza non è una valutazione politica dell’efficacia del piano. Trump ha definito la decisione un “colpo di fucile in faccia ai repubblicani” e ha invitato gli elettori a fare quadrato per difendere il secondo emendamento della Costituzione, quello che sancisce il diritto dei cittadini a possedere armi. Il pugno di ferro con i migranti è stato il cavallo di battaglia di Trump nelle scorse elezioni e anche su questo terreno si giocherà il rinnovo della presidenza. E mentre Barack Obama, ideatore del programma, esulta insieme ai ‘dreamer’ e alle loro famiglie, il candidato democratico alle presidenziali Joe Biden ha promesso che lavorerà per rendere il Daca permanente.

Il tycoon da alcuni giorni è nell’occhio del ciclone per il libro in uscita di John Bolton che ha gettato un ombra sui suoi rapporti con la Cina, insinuando che abbia chiesto aiuto al presidente Xi Jinping per vincere le presidenziali. Bolton è un “pazzo” e il suo libro è fatto di “bugie e storie false”, ha attaccato il tycoon. “Trump non è “adatto all’incarico” di presidente e non ha “la competenza per svolgere il lavoro”, ha risposto Bolton. “Se i resoconti di John Bolton sono veri, non è solo moralmente ripugnante, è una violazione del sacro dovere di Trump nei confronti del popolo americano di proteggere gli interessi americani e difendere i nostri valori”, gli ha fatto eco Biden.

Da parte sua la Cina ha respinto le accuse di intromissione nelle elezioni americane. Non è la politica di Pechino, ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, che del principio della non interferenza negli affari interni degli stati, si è fatto porta bandiera. D’altronde la Cina ha chiesto agli Usa, e alle altre potenze del G7, di non intromettersi negli affari di Pechino, sia sul fronte della legge sulla sicurezza nazionale per tacitare gli oppositori di Hong Kong, sia sul fronte della regione dello Xinjiang, a maggioranza musulmana, dove la repressione delle opposizioni va avanti da tempo. Il capo della diplomazia cinese Yang Jiechi ha infatti espresso “forte insoddisfazione” per la legislazione firmata da Trump e approvata dal Congresso, che impone sanzioni finanziarie e divieti di visto ai funzionari del governo cinese ritenuti colpevoli di perseguitare gli uiguri e le altre minoranze musulmane nella regione.