Differenziazione degli orari di ingresso in classe implementazione delle linee critiche di trasporto pubblico per riaprire le scuole superiori, almeno al 50%, a partire dal 25 gennaio prossimo.

Questi i temi al centro del vertice di questa mattina, 14 gennaio, in video conferenza tra il prefetto di Napoli Marco Valentini e i rappresentanti delle articolazioni territoriali del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e del ministero dell’Istruzione, dell’assessorato regionale e dell’Agenzia regionale per la mobilità, della Città metropolitana di Napoli, nonché del Comune di Napoli unitamente ad alcuni altri Comuni dell’area metropolitana di Napoli e delle principali aziende di trasporto pubblico.

Al momento in Campania la didattica in presenza è consentita solo alla scuola dell’Infanzia e alla prime due classi (prima e seconda elementare) della Primaria. Al vaglio in queste ore anche l’eventuale ripartenza, dal 18 gennaio, delle altre tre classi della Primaria. Medie e superiori invece dal 25 gennaio.

“Le ulteriori previsioni sono in ogni caso subordinate all’andamento dei contagi” che saranno valutate dalle Asl locali ha fatto sapere di recente l’Unità di Crisi regionale in una nota.

Nel corso della riunione è stata verificata l’attuazione degli impegni assunti nel documento operativo approvato in Prefettura, con particolare riferimento sia all’adesione da parte dei dirigenti scolastici dell’area metropolitana di Napoli al piano di differenziazione degli orari di ingresso degli studenti, sia all’avvenuta implementazione delle linee critiche di trasporto pubblico e alla predisposizione di servizi aggiuntivi dedicati. Particolare attenzione è stata riservata inoltre all’impiego dei volontari di Protezione civile presso le scuole e le fermate dei mezzi di trasporti, al fine di prevenire assembramenti. La prossima riunione è fissata per lunedì 18 gennaio.

LA LETTERA DEI NO DAD – “A marzo 2020 il presidente del Consiglio dei ministri dichiara che l’Italia è in lockdown. La politica prende una decisione per il Paese tutto: le scuole di ogni ordine e grado vengono chiuse. A luglio 2020, da quando è stata demandata ad enti regionali e comunali la possibilità di applicare ulteriori restrizioni ai Dpcm, di fatto stiamo assistendo, in particolare in materia scolastica, ad una disgregazione della politica nazionale”. Lo scrivono in una lettera inviata ai capigruppo di Camera e Senato, al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e all’assessore all’Istruzione del Comune, Annamaria Palmieri, e all’assessore ai Giovani, Alessandra Clemente, i gruppi ‘no Dad’: Usciamo dagli schemi, Coordinamento scuole aperte Campania, Coordinamento scuole aperte Benevento, Coordinamento scuole aperte Salerno, Riapriamo la Scuola-Avellino, Galleria Hde-Napoli.

SOLO 15 GIORNI IN PRESENZA – “Il governo, infatti, coerentemente con la tendenza decisionale europea, ha deliberato anche nelle zone rosse, l’apertura di tutte le classi delle elementari e della prima media. Invece in Campania le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse da marzo 2020. Ci sono stati soltanto circa 15 giorni in presenza, a ridosso delle elezioni regionali, con una riapertura successiva, stentata e parziale di alcuni cicli scolastici, nello specifico Scuola materna e prima e seconda elementare. Apertura ulteriormente limitata da molti sindaci che, anche in assenza di dati allarmanti nei loro Comuni, hanno comunque deciso di tenere tutte le scuole chiuse. La Campania rappresenta quindi un’anomalia – incalzano i ‘no Dad’ – rispetto a tutto il resto d’Italia e di Europa.

Ci chiediamo a fronte di questa ingiustizia sociale dove sono le donne e gli uomini della politica? Dove sono i rappresentanti politici eletti in Campania? Abbiamo scritto e inviato petizioni, movimentato le piazze e l’opinione pubblica. Come è possibile che le voci di coloro i quali rivendicano diritti ed uguaglianza sociale e territoriale sono rimaste inascoltate? Studi nazionali ed internazionali confermano che chiudere le scuole non è funzionale al controllo della pandemia. Potremmo citare l’Ecdc, il centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, che afferma che le scuole non sono focolai di contagio oppure l’ultimo rapporto dell’istituto superiore di sanità che indica al 2% il tasso di contagio nelle scuole. Inoltre, nelle regioni in cui la Scuola è stata garantita in presenza, ha dimostrato di essere funzionale al tracciamento, garantendo così non solo un diritto costituzionale, ma un presidio aperto ed inclusivo che sui territori ha svolto un ruolo di presenza istituzionale. Laddove la Scuola è chiusa tutto questo è venuto a mancare”.

“A fronte di queste evidenze, quali sono i dati che hanno motivato la scelta della chiusura ad oltranza delle scuole della Campania, comprese elementari e medie? – evidenziano ancora i no dad -. Non c’è stata diffusione e trasparenza dei dati a supporto di questa decisione, ma sappiamo che ci sono cause di contagio che agiscono, non controllate, fuori dalla Scuola (trasporti carenti, sanità pubblica depotenziata), con nessuna pertinenza con le scuole a chilometro zero, ossia di quartiere, tendenzialmente asili, elementari e medie. Il prezzo altissimo che la Scuola paga è allora causato da una politica che ha visto tagliare in modo indiscriminato fondi a sanità, Scuola e trasporti; il rischio enorme è che la Scuola si trasformi da diritto costituzionale e servizio pubblico a richiesta on demand. Partendo dal fatto che rischio e contagio per gli studenti non provengono dalla Scuola, prendendo atto che grazie a tutte le azioni messe in campo dai lavoratori, presidi ed insegnanti, la Scuola è un luogo protetto con regole e procedure adeguate e gestite, chiediamo che la politica e chi la rappresenta, attraverso i partiti, sia in grado di garantire quel ruolo di corpo intermedio dello Stato che unisce cittadini e istituzioni. Infatti la pandemia non si vince solo con l’attenzione e il lavoro del personale scolastico e medico, ma con l’intervento de lla politica, attenta al bene comune e impegnata a cambiare strutturalmente quanto necessario, in base ai bisogni ed al benessere dei cittadini. Questo è il compito della politica, animata da responsabilità, capace di intraprendere strade coraggiose e trasparenti, necessarie al buon funzionamento dello stato di diritto. È ora tempo che i rappresentanti istituzionali, campani e non solo, facciano un atto politico di restituzione della Scuola pubblica in presenza in Campania, perché l’istituzione scolastica, come ogni luogo, vive solo se vissuta. Un diritto sancito costituzionalmente come quello all’istruzione, non può essere lasciato alla gestione di poteri ed autorità locali. È il momento delle responsabilità e dell’azione” concludono i ‘no Dad’ campani.