Fiammetta Borsellino, figlia minore del giudice Paolo, lo dice chiaramente: “Ho avuto sempre molti dubbi, che oggi sono (ieri, ndr) sono stati confermati dalla giustizia con la sentenza di appello”.

E’ questo il commento che arriva dalla figlia del magistrato ucciso dalla mafia sulla sentenza emessa ieri dalla Corte d’assise di Appello di Palermo in merito alla presunta ‘Trattativa Stato-Mafia‘, che ha visto assolti gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, accusati di minaccia a corpo politico dello Stato, condannati a 12 anni in primo grado (De Donno a otto).

Sentita dall’AdnKronos dopo la sentenza, Fiammetta Borsellino non manca di sottolineare come abbia ritenuto “scorretto pompare mediaticamente un processo da parte di chi è titolare, prima ancora che questo processo avesse concluso le fasi di giudizio”, un comportamento “che mio padre non avrebbe mai approvato”.

Un processo che la figlia di Paolo Borsellino giudica innanzitutto come mediatico: “Si è assistito a un lancio mediatico del processo trattativa – spiega – fin dal suo inizio, quando veniva pubblicizzato con i libri. Quando non era concluso neppure il primo grado. Altro punto di critica enorme, insieme con gli altri”.

Quanto al merito del processo, secondo Fiammetta Borsellino il problema resta quello che si sono seguite “piste inesistenti quando da sempre abbiamo ribadito che bisognava approfondire quel clima che mio padre viveva dentro la Procura di Palermo”.

Il riferimento è ai “dubbi” e al “senso di tradimento” che Paolo Borsellino manifestò parlando alla moglie dei suoi colleghi magistrati, racconta la figlia Fiammetta, in particolare del “procuratore Giammanco. Secondo noi queste erano le piste su cui si doveva indagare, non altre…“.

Quindi la figlia del magistrato dà una sua versione sul decesso del padre, diversa da quella che vede la presunta ‘Trattativa Stato-Mafia’ come fattore che ha accelerato la morte di Borsellino.
“Per noi l’accelerazione è stata data dal dossier mafia e appalti ma non lo dice la mia famiglia – dice Fiammetta all’AdnKronos – lo dice il processo Borsellino ter, che l’elemento acceleratore è stato il dossier mafia e appalti che è stato archiviato il 15 luglio, cioè pochi giorni prima della strage. Nonostante mio padre il 14 luglio avesse chiesto conto e ragione del perché a quel dossier non venisse dato ampio respiro. Un dossier dei generali Mori e De Donno. Per questo non mi ha mai convinto questa tesi. E i dubbi li ho sempre espressi. Bisogna farsele delle domande. Ho avuto sempre tante dubbi”.

Redazione