Basilio Milio è uno di quei vincitori del processo che rimangono dietro le quinte: è lui ad aver preso le redini dello studio legale Milio di Palermo. Ed è stato lui negli ultimi anni a ricucire quella trama della verità di cui tanti tiravano i brandelli. La sua voce sembra ancora risuonare nell’aula bunker. «La trattativa tra Stato e mafia è una favoletta inventata, data in pasto al pubblico per distrarlo da storie poco commendevoli». Mentre il generale Mario Mori è «da anni vittima di un killeraggio mediatico» e di una «giurisdizione politico-mediatica che tace davanti all’indagine ‘mafia e appalti’. Perché?».

Basilio Milio, legale storico del generale Mario Mori, aveva parlato per oltre quattro ore, davanti alla Corte d’Assise d’appello di Palermo, prima di chiedere “l’assoluzione” per l’ex ufficiale dell’Arma “perché il fatto non sussiste”. E la sentenza di ieri ha verificato la correttezza della sua ricostruzione, che da difesa di parte è assurta a difesa della verità oggettiva sostenuta con tanta energia nell’arringa fiume tenuta nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo. Mai un momento ha ceduto alla fake news della trattativa tra pezzi dello Stato e boss mafiosi: “non è mai esistita”. E sempre, senza esitazioni, ha ribadito che il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno chiesero l’interlocuzione di Vito Ciancimino “nell’ambito di una attività info-investigativa per la cattura di latitanti”. Punti sui quali la sentenza mette la parola fine.

Avvocato, soddisfatto per l’esito del processo?
Molto. Sono sempre stato fiducioso verso questi giudici che si sono sempre dimostrati corretti, preparati e scrupolosi. Hanno letto tutti gli atti. Quando incontri questi giudici che guardano ai fatti e non alle suggestioni, l’esito è questo.

C’è stato un momento in cui ha pensato che avrebbe potuto non andare così?
No, non per la composizione togata. Onestamente mai. Quello che con sincerità mi preoccupava era il condizionamento derivante dal circo mediatico che ha tentato con insistenza di influire. Soprattutto sui giudici popolari. Sono persone comuni, più inclini alle pressioni. Non avevo dubbi invece sui giudici togati, ho visto negli anni del processo una attenzione enorme anche verso i dettagli.

Come ha commentato l’esito il Generale Mori?
Ci siamo appena sentiti, l’ho chiamato subito. Era molto soddisfatto. Era fiducioso, come tutti gli uomini di legge. Mi ha detto: “Poco a poco e con fatica, ma alla fine la verità viene fuori”.

Vede cambiare un po’ il clima? Il partito della trattativa è diventato quello del complotto, ha perso credito ovunque.
Spero che il clima cambi e che anche questa sentenza possa contribuire. Sono appena uscito dall’aula bunker e ci sono venti persone, soprattutto ragazzini, con gli striscioni che dicono: “Signor giudice, condanni lo Stato-mafia”. E questo non mi fa ben sperare.

Sono ragazzi armati dal partito del complotto…
Partito del complotto che produce delle carriere politiche, che innesca dei casi editoriali… C’è una industria vera e propria, dietro alla teoria della Trattativa che vediamo finalmente sconfitta. Speriamo dunque che cambi clima a tutti i livelli, anche in quello culturale, e che si smetta di dare tutto quel peso a queste fandonie.

Che da oggi sono fandonie in forza di legge. Aspettando le motivazioni della sentenza, di fandonie possiamo parlare.
Fandonie, certo. Io definisco tutto il plot sulla Trattativa un’arma di distrazione di massa. Serve a distrarre l’opinione pubblica da altre vicende.

Da quali vicende?
Da quelle giudiziarie poco chiare, o a spingere determinate forze politiche ad andare al potere. Penso a chi della Trattativa ha fatto una delle sue grandi battaglie: il Movimento Cinque Stelle.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.