Tutti assolti. La Corte d’assise d’Appello di Palermo ha infatti ribaltato la sentenza di primo grado del processo  sulla cosiddetta ‘Trattativa Stato-Mafia‘: assolti gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, accusati di minaccia a corpo politico dello Stato, quasi tutti condannati a 12 anni di reclusione in primo grado di giudizio (De Donno otto).

I giudici palermitani, che si sono chiusi in camera di consiglio lunedì 20 settembre, hanno dichiarato prescritte le accuse al pentito di mafia Giovanni Brusca. Pena ridotta per il boss Leoluca Bagarella, confermata invece quella a 12 anni per il capomafia Nino Cinà.

Questa dunque la decisione del collegio presieduto da Angelo Pellino a tre anni e mezzo di distanza dalla sentenza di primo grado che il 28 aprile 2018 condannò gli ex ufficiali del Ros e l’ex senatore berlusconiano. Respinte le richieste dei sostituti procuratori generali Giuseppe Fici e Sergio Barbiera: “Aspettiamo le motivazioni e leggeremo il dispositivo”, ha detto laconicamente il primo dopo le assoluzioni eccellenti arrivate nel processo.

Gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno sono stati assolti con la formula perchè il “fatto non costituisce reato“, mentre Dell’Utriper non aver commesso il fatto“.

Nei confronti di Bagarella il reato è stato riqualificato in tentata minaccia a corpo politico dello Stato, dichiarando le accuse parzialmente prescritte e comportando una lieve riduzione della pena, passata da 28 a 27 anni. Nel corso del dibattimento era già dichiarata prescritta la condanna di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito e “supertestimone” del processo, che in primo grado aveva avuto 8 anni per aver calunniato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro.

“E’ un’assoluzione di cui io e il collega che difende Giuseppe De Donno siamo stati sempre convinti. Finalmente la verità è venuta fuori a costo di sacrificio e di grande lavoro“, ha commentato la sentenza l’avvocato Basilio Milio, legale del generale Mario Mori. Una sentenza che stabilisce che la trattativa “non esiste, è una bufala, un falso storico”.

“Siamo felici perché il nostro assistito è stato dichiarato estraneo a questa imputazione, dopo 25 anni di processi, in relazione al periodo successivo al ’94”,  ‘festeggia l’avvocato Francesco Centonze, legale che assieme a Francesco Bertorotta e Tullio Padovani  ha difeso l’ex senatore Dell’Utri nel corso del processo in corso a Palermo. “Evidentemente non è stato il trait d’union tra la mafia e la politica“, non manca di sottolineare il legale del cofondatore di Forza Italia.

Per la cosiddetta ‘Trattativa Stato-Mafia’ era già stato processato separatamente e assolto definitivamente con rito abbreviato l’ex ministro DC Calogero Mannino, accusato di violenza e minaccia a corpo politico dello Stato.

Crolla, come già accaduto durante il processo a Mannino, il castello accusatorio e la ricostruzione di quegli anni da parte dei magistrati palermitani secondo cui gli ufficiali del Ros, tramite l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, avviarono con Cosa Nostra un ‘dialogo’ per interrompere la stagione delle stragi di mafia. Sul piatto nei confronti dei mafiosi ci sarebbero state concessioni ai mafiosi detenuti al 41bis e l’alleggerimento dell’azione ‘militare’ contro Cosa Nostra. Dopo il 1993 sarebbe stato Marcello Dell’Utri a fare da “cinghia di trasmissione” tra i clan e gli interlocutori istituzionali. Una ricostruzione che la sentenza d’Appello fa cadere.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA – Ecco il testo del dispositivo del processo di Appello pronunciato dalla Corte di assise di Appello di Palermo: “In parziale riforma della sentenza emessa dalla Corte di assise di Palermo in data 20 aprile 2018 – si legge – assolve De Donno Giuseppe, Mori Mario e Subranni Antonio dalla residua imputazione a loro ascritta per il reato di cui al capo A, perché il fatto non costituisce reato. Dichiara – prosegue il dispositivo – non doversi procedere nei riguardi di Bagarella Leoluca Biagio, per il reato di cui al capo A, limitatamente alle condotte commesse in pregiudizio del governo presieduto da Silvio Berlusconi, previa riqualificazione del fatto… come tentata minaccia pluriaggravata a corpo politico dello stato, per essere il reato così riqualificato estinto per intervenuta prescrizione. E per l’effetto ridetermina la pena nei riguardi di Bagarella in anni 27 di reclusione. Assolve Dell’Utri Marcello dalla residua imputazione per il reato di cui al capo A, come sopra riqualificato, per non avere commesso il fatto e dichiara cessata l’efficacia della misura cautelare del divieto di espatrio già applicata nei suoi riguardi”.

La Corte ha revocato le statuizioni civili nei riguardi degli imputati De Donno, Mori, Subranni e Dell’Utri e rideterminato in 5 milioni di euro l’importo complessivo del risarcimento dovuto alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La Corte d’assise “conferma nel resto l’impugnata sentenza anche nei confronti di Giovanni Brusca e condanna gli imputati Bagarella Cinà alla rifusione delle ulteriori spese processuali in favore delle parti civili (Presidenza del Consiglio dei ministri, presidenza della regione siciliana, comune di Palermo, associazione tra familiari contro le mafie, centro Pio La Torre”.

Redazione