Il duello Conte-Renzi prosegue a distanza. Ieri il leader di Iv è tornato sui carboni ardenti della tv più ostile, a La7, per ribadire a Myrta Merlino che lui alle domande è pronto a rispondere, magari in un confronto in diretta con Giuseppe Conte (che però non ne vuole sapere). E per smentire le cassandre e stigmatizzare «lo stesso schema prodotto nei giorni della crisi del Conte bis». Lo schema Rondolino allo specchio diventa schema Casalino. “Guardate che IV si sta spaccando, e c’è chi tra loro andrà a destra”, la velina che arriva nelle redazioni. Renzi risponde colpo su colpo, ma per ogni risposta ecco una nuova polpetta avvelenata: un accerchiamento portato avanti dagli stessi giornali, Il Fatto in testa, pronti a pronosticare l’abbandono di dieci deputati dal gruppo Iv. Una circostanza poco verosimile, soprattutto nella settimana in cui prenderà avvio, a Firenze, l’undicesima edizione della Leopolda, per l’occasione trasformata nel set di una stazione radio.

Al netto del “disorientamento che può avere qualcuno”, come ci dicono ambienti vicini a Renzi, è da escludersi tecnicamente la pratica del salto carpiato. I parlamentari sono tutti concentrati su quattro punti: devono ottenere il massimo dagli 8 miliardi di tesoretto messo a disposizione dal governo, mettere in sicurezza il voto per il presidente della Repubblica, portare a casa la migliore delle leggi elettorali e traguardare la fine del mese di settembre, quando saranno maturati i benefici di legge. Per riguadagnare, ciascuno in casa propria, la possibilità di essere ricandidato e rieletto. Marattin fa sapere: «Rimango in Italia Viva fino al 2023». La data può suonare ambigua, ma coincide con la fine della legislatura. Da lì in poi, la speranza è di dare vita al nuovo soggetto che nell’ambiente si evoca con il nome del rassemblement europeo, Renew Europe. La sua versione italiana potrebbe vedere insieme oltre ai renziani anche Azione di Calenda, Base Italia di Bentivogli, Più Europa e la fondazione Einaudi. «Se qualche parlamentare vuole andarsene – dice Matteo Renzi – perché vuole fare un accordo con Salvini o la Meloni, fa bene: chi vuole allearsi con la Meloni o con Conte fa bene a lasciare Italia Viva. Non bene, benissimo».

Giuseppe Conte non è disponibile al faccia a faccia con l’avversario, e per la verità scongiura anche il confronto con i suoi. Ammette le difficoltà Vincenzo Spadafora. «Conte sta facendo un lavoro non facile, eredita un Movimento in grande difficoltà, oggi è un po’ in affanno rispetto a quanto voleva imprimere nei primi giorni». E ha aggiunto: «Conte ha sottovalutato la difficoltà di gestire una forza politica. Quirinale? Ho la sensazione che dovremmo sottrarre Draghi dalla sua possibile elezione, c’è l’esigenza che continui il suo lavoro nel governo», fa sapere l’ex ministro dello Sport, mettendo i bastoni tra le ruote di Conte. «C’è un istinto naturale dei parlamentari nel voler completare questa legislatura, parlo con molti colleghi che vogliono portare avanti questo governo nato da un’emergenza nazionale», prosegue Spadafora.

Sempre di più sono i numi tutelari del Movimento che da fedelissimi di Conte si spostano sotto l’ombrello di Di Maio: ieri anche il senatore Vincenzo Presutto, ragionando di Quirinale, ha fatto sapere di stare più con il ministro degli Esteri (“avanti con Draghi fino al 2023”) che con Conte, fautore di Draghi al Colle e nuovo governo. L’ex premier, debole con i numeri, sfoggia creatività e parlando all’auditorium di Confesercenti si lancia nell’ipotizzare una “nuova Costituzione” tanto estemporanea quanto ambiziosa: senza intaccare il bicameralismo, immagina una riforma che introduca la sfiducia costruttiva e la fiducia a camere comuni (avendo così un Parlamento con tre maggioranze diverse). «Il tutto nell’ultimo anno di legislatura. Ma dove vive?», si domanda dal fronte renziano Marco Di Maio, capogruppo di Italia Viva in commissione Affari costituzionali della Camera.

Mentre da più parti si moltiplicano gli inviti all’ex premier ad accettare il confronto televisivo con Renzi (“anche a La7!”, lo incoraggia lo sfidante), veniamo a sapere che Giuseppe Conte e Matteo Renzi potrebbero essere stati assai vicini, in passato. Nel 2010 Conte avrebbe chiesto di essere introdotto nell’ambito di Alleanza per l’Italia, la formazione centrista succedanea della Margherita che vedeva a capo Francesco Rutelli. L’occasione si presentò con una cena di autofinanziamento a Roma, alla quale l’avvocato dello studio Alpa, allora accompagnato dalla moglie Valentina Fico, si presentò a Francesco Rutelli, che di Matteo Renzi – promosso leader dei giovani della Margherita – è stato il talent scout.

Valentina Fico era peraltro di casa con l’ex sindaco della Capitale: il padre è stato a lungo l’apprezzato direttore del Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Conte si segnalò, manifestando il proprio interesse a prendere parte alle attività politiche, ma ricevette per tutta risposta niente di più che una pacca sulla spalla. L’allora front man di Api su Roma, incaricato di organizzare anche quell’incontro, era Luciano Nobili, ai giorni nostri non di rado oggetto di strali dei contiani. “Mai con i populisti”, ha ribadito ieri Renzi, ma tra i Cinque Stelle di oggi, si apprende, prima Spadafora e poi lo stesso Conte provarono a militare – senza successo – tra i centristi dell’Ulivo che fu.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.