Ricoverato il 23 marzo, il dottor Mauro Mauri, 57 anni, è ancora intubato. Ha contratto il virus mentre cercava di salvare gli anziani ricoverati nella casa di riposo Girola, della ‘Fondazione Don Gnocchi-Palazzolo’ di Milano. Tra quegli anziani c’era anche la madre, morta qualche giorno prima che a lui venisse diagnosticato il Covid-19.

Già nelle prime settimane alla casa di cura iniziano a diffondersi i sintomi del virus e alcuni operatori sanitari restano a casa, malati. Il dottor Mauri preme per avere i tamponi per testare gli anziani della sua casa di cura, tra i quali c’è anche la madre. Un’infausta coincidenza vuole che arrivino proprio il giorno in cui la madre si spegne. Nonostante ciò, quel giorno, lavora incessantemente per testare i suoi anziani e quando arrivano i primi esiti si rende conto che il virus è ormai iniziato a circolare nella casa di cura.

Ma qualche giorno dopo è proprio lui ad avvertire i sintomi dell’infezione. Viene portato via in ambulanza e in poche ore le sue condizioni di salute peggiorano fino a richiedere il ricovero in terapia intensiva, dove è ancora ricoverato.

Proprio agli inizi di marzo, secondo il Corriere della Sera, il personale sanitario della struttura era stato informato che la direzione ha scoraggiava fortemente l’uso delle mascherine per non spaventare i pazienti e i loro parenti. Ma il dottor Mauri era tra quelli che, invece, suggeriva una linea intransigente, di massima precauzione contro il coronavirus.

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