Il lasso di tempo che va dal 23 gennaio al 21 febbraio, potrebbe essere una delle chiavi per capire perché l’epidemia è stata, ed è, così devastante in Lombardia. In un retroscena, pubblicato su La Stampa, vengono analizzate le azioni intraprese dall’amministrazione regionale e dall’assessore alla Sanità Giulio Gallera a partire dal primo avviso partito dal governo centrale sul rischio di epidemia, datato proprio 23 gennaio, e fino alla prima circolare diramata ai medici base, arrivata un mese dopo e quando il primo caso di Codogno era ormai già stato accertato.

Quel giovedì di fine gennaio è il  giorno in cui l’assessore Gallera, convoca la prima riunione della task force della Sanità lombarda per mettere a punto il piano contro il coronavirus. Sulla sua scrivania era appena arrivata una circolare del ministero che lo informava del rischio di un’epidemia. Sui verbali redatti in quell’occasione oggi lavora la Procura per capire se fu fatto abbastanza per tutelare la salute dei cittadini.

Dopo quella riunione sarebbero state attivate tutte le realtà sanitarie del territorio, spiegò l’assessore: “I medici di Asst, Irccs, case di cura accreditate, ospedali classificati, medici di famiglia, etc – informò Gallera – devono segnalare i casi sospetti all’Ats di competenza, attraverso procedure informatiche specifiche, gestendo il paziente in stretto raccordo con i referenti delle malattie infettive”. E aggiunse: “Abbiamo nelle scorse ore emanato alcune indicazioni
procedurali importanti per i medici di base e per gli specialisti ospedalieri”. Ma quelle indicazioni non arrivarono. “Non abbiamo mai avuto notizia del lavori della task force – dice a La Stampa Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine di Milano – Peccato, abbiamo perso un mese per prepararci all’emergenza”.

Una circolare ai medici arriverà, ma solo il 23 febbraio, due giorni dopo lo scoppio del focolaio di Codogno e senza indicazioni sui sintomi della malattia. E in quella data la Lombardia, che un mese prima aveva annunciato di essere pronta ad affrontare l’emergenza, si ritrovò impreparata.