Napoletani potenziali untori? A leggere l’appello messo nero su bianco dal sindaco di Campo di Giove qualche dubbio nasce. In sintesi: «Gentili ospiti (…) è dunque fondamentale che le persone non residenti, anche se proprietarie di seconde case, ancora presenti sul territorio valutino, responsabilmente, il ritorno alle loro abitazione di residenza nel più breve tempo possibile». O almeno così l’hanno vissuto i partenopei (ma non solo loro) che hanno un’abitazione di proprietà nel piccolo borgo e si sono visti recapitare la missiva del primo cittadino.

Cominciata su Fb, la querelle sulla presenza di non autoctoni nel centro montano è degenerata in polemica.
«Egregio signor sindaco, un’unica preghiera non usi l’appellativo ospiti, perché questo fa nascere in me una profonda delusione per essermi sentito sempre uno di voi», scrive Giacomo Polledrini. Gli fa eco Fulvia Demi: «Noi da sempre amiamo questo posto e non si comprende come mai gli autoctoni non ricambino lo stesso amore. P.s.: io sono a casa mia (…) non mi è balenato neanche per un secondo il pensiero di venire a Campo di Giove, dove la prima strutta sanitaria è a 20 minuti di auto». Sulla stessa lunghezza d’onda Daniela Cimmino: «Visto che siamo considerati ospiti e gli ospiti (…) propongo al signor sindaco di sospendere l’Imu e più ancora la Tari visto che produciamo spazzatura meno di zero».

Uno degli “ospiti”, Francesco Gentile, spiega al Riformista che sta succedendo tra le belle cime abruzzesi: «Io e mia moglie siamo napoletani e frequentiamo il paese dagli anni Ottanta, ieri abbiamo ricevuto la lettera e siamo rimasti molto male. Certo, non è un decreto di espulsione, però ci è parsa una cosa davvero fuori luogo». Eppure a sfogliare fb sembra che una parte della comunità sia sulla stessa lunghezza d’onda del sindaco. «Guardi, la psicosi purtroppo sta colpendo tanti italiani e posso capire che sfugga una parola poco simpatica al bar, ma il primo cittadino dovrebbe tutelare anche noi che pure trascorriamo tanto tempo qui». Ma quanti sono gli “ospiti” ora in paese? «Ma ci saranno al massimo 4-5 famiglie…. Noi abbiamo scelto di venire perché abbiamo un bimbo di 3 anni che è immuno-depresso a causa di una malattia rara. Spostarlo adesso gli farebbe correre dei rischi».

Ed è proprio sugli aspetti sanitari che il sindaco sembra voler giustificare l’invito a sloggiare, la lettera infatti si chiude con un preciso riferimento: «La richiesta (che, si specifica, è in attuazione al decreto del Consiglio dei ministri, ndr) mira ad evitare situazioni di sofferenza nelle strutture preposte a seguire la crisi sanitaria». Il dottor Gentile abbassa il tono della voce come nei frangenti in cui lo sconforto prende per un attimo il sopravvento: «Strutture preposte? Quella più vicina è a Sulmona. Qui c’è solo un medico e null’altro».

Un’uscita infelice o un clima un po’ da caccia alle streghe? «Penso che l’emotività abbia innanzitutto provocato una comunicazione erronea quantomeno nella modalità, e del resto una parte della comunità ci ha già manifestato la sua vicinanza e solidarietà. Certo la delusione è stata tanta…». Dalla montagna al mare, quello di Praia, poco meno di settemila abitanti nella provincia di Cosenza, lungo una delle coste più belle del Mediterraneo, località molto amata dai napoletani che qui hanno acquistato un gran numero di seconde case.

«No, qui non c’è stato nessun invito a ripartire per i non residenti – spiega Angelo, un professionista che come diversi partenopei ha origini calabresi e possiede un’abitazione nel comune – ma il sindaco ha chiesto che tutti quelli che arrivano da fuori si sottopongano spontaneamente a una sorta di quarantena di sicurezza per 14 giorni, anche se ormai tutta l’Italia è in quarantena. Io – aggiunge – sono rimasto a Napoli, ma mi dicono che ci sono controlli serrati nelle strade e persino un’auto che circolava con un altoparlante per dare indicazioni ai cittadini.

Evidentemente anche in tempi di internet i vecchi sistemi hanno sempre un loro perché». E che il momento sia di difficile gestione anche per i sindaci (caricati di gravose responsabilità) lo dimostrano pure alcuni video divenuti virali sul rete, dove si vedono alcuni amministratori in palese affanno. Tra più cliccati c’è quello che mostra un primo cittadino del Napoletano che tradito dall’emozione della telecamera (si spera) ha ribattezzato sia il virus, chiamandolo “coronaro”, sia gli ammalati, definiti “sieropositivi”. E, dulcis in fundo, le fake news sono diventate “fuck news”. Effetti collaterali d’una inattesa pandemia.