Servirebbero come l’aria, considerata la continua e costante emergenza sanitaria che sta caratterizzando da anni le condizioni delle carceri italiane. C’è la loro disponibilità, quella delle Asl e delle amministrazioni penitenziarie ma lo Stato non li ha ancora stabilizzati. E per ora sono sospesi dal servizio, di fatto sono disoccupati. Stiamo parlando dei 1.500 Operatori socio sanitari (Oss) assunti dalla Protezione civile tramite l’ordinanza numero 665 del 22 aprile 2020.

Mille dovrebbero essere impiegati nelle carceri, 500 nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Per questo motivo una loro delegazione composta da due persone, insieme a Maurizio Turco e Irene Testa rispettivamente Segretario e Tesoriere del Partito Radicale, sarà ricevuta oggi dal Ministro di Grazia e Giustizia Marta Cartabia. L’incontro avverrà nel pomeriggio, presso la sede del ministero in via Arenula. «Il ministro ha mostrato subito sensibilità rispetto all’argomento – ha affermato Testa – Stiamo portando avanti questa battaglia da mesi perché il tema è fondamentale e allo stesso tempo grottesco: è possibile che la burocrazia impedisca allo Stato di assumere risorse che sarebbero importantissime per garantire un minimo il diritto alla salute ai detenuti?».

Dunque, la burocrazia come nemica dello Stato di diritto. Perché? A quanto pare la procedura di assunzione sarebbe stata fermata a causa di un rimpallo di responsabilità provocato da tre ministeri: quello della giustizia, appunto, quello del lavoro e quello della sanità. Anche alle carceri napoletane e campane gli Oss servono con grande urgenza. «Durante la nostra ultima visita fatta presso il carcere di Poggioreale (lo scorso 15 luglio, ndr) – ha spiegato Testa – la direzione e l’amministrazione del penitenziario hanno chiaramente dichiarato di avere un estremo bisogno di tali risorse». In particolare a Poggioreale vi sono più di 2000 detenuti. Gli agenti della Polizia penitenziaria sono 800, il rapporto è di un poliziotto ogni 90 reclusi. In pratica ci sono interi padiglioni in cui la sorveglianza è diventata un miraggio. Gli infermieri sono 40 ma una decina di essi è risultata positiva al covid. Di conseguenza nella struttura sono stati disponibili soltanto 30 sanitari per 2000 detenuti. Si è trattato di una proporzione che avrebbe fatto impallidire chiunque. Tranne lo Stato italiano.

Le istituzioni lo scorso 16 maggio, con ordinanza numero 892, hanno approvato una proroga: gli Oss possono essere impiegati fino al prossimo 31 dicembre. Una norma, però che non è mai stata realizzata. Un dispositivo che non è mai entrato concretamente in vigore. Per queste 1.500 persone sono stati messi a disposizione fondi per un valore di 7.800.000 milioni di euro. Eppure il loro sistema di retribuzione è stato vergognoso: «Agli operatori è stato riconosciuto un contributo giornaliero di 100 euro al giorno – ha detto Testa – Cifra giustificata come “compenso solidale e forfettario”. Una prassi ridicola, è come se fossero stati assunti in modo volontario». Un altro mistero ha riguardato i numeri. In pratica sono note le regioni che hanno fatto richiesta per gli Oss ma non il numero esatto e la loro destinazione specifica.

La problematica non è relativa solo agli operatori sanitari. La carenza di organico nelle carceri riguarda l’intera categoria degli educatori. Si tratta di figure indispensabili per i penitenziari perché impegnate nella progettazione delle attività utili al recupero dei detenuti. Secondo il XVIII rapporto di Antigone, nel 2021 nelle strutture carcerarie italiane c’erano 733 operatori rispetto agli 896 previsti. La media era di un educatore per 82 detenuti. Stima che al Centro Sud diventa peggiore. Ci troviamo di fronte a un disastro fatto di degrado e disumanità, auspichiamo che il ministro Cartabia si impegni al massimo per sbloccare l’impasse. Siamo sicuri che lo farà, crisi di governo permettendo.