Le Ragioni di Israele
Io, cresciuto nella Comunità ebraica vi assicuro: non ci sono cattivi maestri
Gli spari del 25 aprile sono un gesto da condannare senza se e senza ma, come ha fatto la Comunità ebraica di Roma, che si è dissociata “senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica”, e ha ribadito la totale “fiducia nel lavoro della Procura e delle forze dell’ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità”. Allo stesso tempo, però, è necessario inserire questa narrazione in un contesto più ampio, senza alimentare ulteriormente il clima d’odio – come l’attacco con coltello di ieri nel quartiere ebraico di Londra – sempre più pericoloso.
Pur riconoscendo la gravità dell’accaduto, bisogna evitare di ergersi a giudici o, peggio, di accanirsi contro un ragazzo che dovrà fare i conti con il proprio comportamento deplorevole. È necessario dunque distinguere con chiarezza il fatto in sé e lo spargimento d’odio, che rischia di diventare altrettanto dannoso. Odio che – proprio in queste ore – viene diffuso a velocità ipersonica da alcuni giornalisti in tv che parlano di “cattivi maestri all’interno della Comunità ebraica romana” e da importanti associazioni che rivendicano una “deriva estremistica da parte dei suoi esponenti”.
Io, cresciuto nella Comunità ebraica vi assicuro: non ci sono cattivi maestri
Tuttavia, chi vi scrive ha avuto la fortuna e il privilegio di crescere e di essere istruito all’interno di quell’ambiente, dove i “cattivi maestri” e i “leader estremisti” educano e agiscono secondo il principio cardine dell’ebraismo: l’amore e il rispetto verso il prossimo. È così che i giovani ebrei italiani si formano e affrontano la loro vita, ed è così che hanno provato in questi anni ad affrontare nelle università il dibattito sulla guerra a Gaza, anche se per loro lo spazio non c’è mai stato. Ricondurre quindi un’azione isolata e ingiustificabile all’intero ambiente ebraico è sbagliato e inopportuno, perché si crea una falsa realtà.
Il confronto e il dialogo come antidoto alla violenza
Gli ultimi tempi hanno rappresentato per i giovani ebrei il periodo più complicato mai vissuto sino ad ora, con molti che hanno subìto almeno un episodio di intolleranza nei loro confronti e con altri che hanno nascosto la loro identità per non sentirsi in pericolo. Ma la violenza non è mai stata una risposta; al contrario, si sono organizzati convegni e conferenze sul tema dell’antisemitismo per promuovere il rispetto reciproco attraverso il confronto e il dialogo, definito da Rav Jonathan Sacks “il più grande e unico vero antidoto alla violenza”.
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