L'intervista
Stragi del 92, Sallemi (FdI): “Mafia-appalti il più grande depistaggio della storia, Scarpinato si dimetta e riferisca”
Il Senatore Salvatore Sallemi, Vicepresidente del gruppo Fratelli d’Italia e membro della Commissione Parlamentare Antimafia, rientrato a Palazzo Madama dopo l’evento “Parlate di Mafia”, tenutosi a Palermo, ne è sicuro, «l’edizione più partecipata in assoluto». E sulla fiaccolata che da trent’anni si tiene in Via d’Amelio per ricordare Paolo Borsellino, «ho visto tanta commozione».
Si riuscirà a fare luce sulle stragi del 1992?
«In Commissione stanno emergendo diversi punti critici, il dossier mafia-appalti sta ponendo tanti interrogativi. È la prima volta che una Commissione parlamentare intraprende un percorso specifico, esaminando documenti mai analizzati prima. Interi faldoni dati per dispersi ora sono stati ritrovati. Una congiunzione fisiologica, direi, propria di una indagine parlamentare che ha toccato un nervo scoperto».
A 40 anni dal Maxi Processo, è ancora lunga la strada verso la verità?
«Molti elementi sembrano dimostrare che sia stato messo in atto il più grande depistaggio della storia della Repubblica italiana e che Mafia-appalti sia il dossier chiave. Anche per questo, l’ex magistrato, ora Senatore del Movimento Cinque Stelle, Scarpinato dovrebbe dimettersi e venire a riferire in Commissione perché era parte di quella procura che Borsellino definì “un covo di vipere”, o ancora perché pochi mesi fa ha concordato le domande con l’audito Natoli, indagato per il presunto insabbiamento del dossier».
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni fin dall’inizio della legislatura ha assunto un chiaro impegno contro la mafia.
«Non c’è dubbio. Un passaggio importante da rivendicare è stato l’aver resistito al depotenziamento del 41-bis, strumento che qualcuno in Parlamento voleva smontare e che, invece, è un mezzo cruciale per fermare l’attività criminale».
Passando all’economia, il Governo ha investito numerose risorse nel Sud, dalla ZES unica Mezzogiorno ai fondi del PNRR. Un cambio di passo rispetto la solita retorica assistenzialista?
«Dalla follia del reddito di cittadinanza siamo passati agli incentivi concreti. Penso agli sgravi contributivi per le aziende del Sud, ai bonus per le assunzioni femminili, o ancora all’incentivo Resto al Sud 2.0. Il cambio di rotta è evidente. Vedo tanti giovani che scommettono sul restare in Sicilia. Ne sono felice».
Un riscatto?
«È la prova che i meccanismi per rilanciare l’economia e far crescere il lavoro funzionano anche al Sud. La ZES, poi, evita il ragionamento “a macchia di leopardo” e favorisce uno sviluppo nel Mezzogiorno integrato e coerente. La Sicilia è oggi trainante, con numeri impensabili: 2300 assunzioni solo nel biennio della ZES, 180 autorizzazioni uniche rilasciate che hanno attivato oltre 800 milioni di euro di investimenti, con un impatto economico complessivo di oltre 9 miliardi. Inoltre, dei 9,8 miliardi dei Fondi di sviluppo e coesione – frutto dell’accordo tra Governo e Regione – più di 1 miliardo di euro è stato destinato al Ponte sullo Stretto di Messina».
Perché è fondamentale questa infrastruttura?
«Lo dico da siciliano, è evidente la necessità di collegare due realtà territoriali ora separate. Non esiste nella storia dell’uomo un’evoluzione che non parta da un ponte. In un Paese come il nostro in cui il 90% dei prodotti viene trasportato su gomma, in cui il 65% dei prodotti ortofrutticoli italiani viene coltivato in Sicilia – solo nella mia città, Vittoria, ogni mattina 2000 camion carichi partono per raggiunger la penisola – possiamo pensare che le merci impieghino tre ore e mezza d’estate per traghettare lo Stretto? Serve il ponte».
E tocca vincere anche le prossime elezioni, dunque, per farlo.
«Sono fiducioso».
La legislatura è entrata nel suo ultimo anno. Qualcosa poteva esser fatto meglio?
«Sono stati anni intensi. Ci presenteremo alle prossime elezioni consapevoli dell’ottimo lavoro svolto. Le posso dire, semmai, un rammarico che mi è rimasto: la sconfitta della riforma sulla giustizia. Una chance così difficilmente si ripresenterà ai cittadini. Sarebbe stata una riforma epocale».
E sulla questione sicurezza, sempre al centro del dibattito politico?
«Questo Governo ha ridotto gli sbarchi in maniera evidente. Ho recentemente visitato Lampedusa: nell’immaginario collettivo l’isola sovraffollata di migranti, oggi un centro non più gestito da cooperative ma della Croce Rossa, con al suo interno un presidio medico e un hotspot ginecologico. L’incidenza delle misure del Governo è tangibile».
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