Più di 190 mila americani sono morti a causa dell’infezione da Coronavirus. L’emergenza sanitaria ha provocato la distruzione di milioni di posti di lavoro. Oggi sappiamo che il presidente Donald Trump – nonostante sapesse che il coronavirus fosse «altamente pericoloso» «brutalmente contagioso» e «peggiore perfino dell’influenza più grave» – ha ritardato l’intervento del governo. Peggio ancora: si è rifiutato di condividere pubblicamente le informazioni che aveva e non ha messo in guardia il popolo americano, assicurando che tutto sarebbe andato bene. Tutto questo è registrato su nastro. E, tra una settimana, sarà pubblicato nel libro del leggendario Bob Woodward, probabilmente il reporter americano più famoso nel mondo dopo la famigerata vicenda del Watergate. Il libro è intitolato Rage – che significa “rabbia” – e sta provocando un esplosivo coro di condanne dal mondo liberal americano: per molti commentatori democratici le rivelazioni mettono a nudo «l’atto di negligenza presidenziale più sconcertante dei tempi moderni».

Roba molto diversa dagli scandali che in passato colpirono i presidenti Richard Nixon e Bill Clinton. In quei casi, la corruzione politica e gli inciampi etici furono coperti dagli insabbiamenti e dagli abusi di potere. Questa volta, il comportamento di Trump viene stigmatizzato come il tradimento del dovere più basilare di un presidente: quello di salvaguardare la salute e la sicurezza degli americani. La strategia adottata da Trump fin dall’inizio è stata chiara: negare pubblicamente la potenza del virus e minimizzarne l’impatto. Ma sentirglielo dire nelle registrazioni audio fatte da Woodward è tutta un’altra cosa. E tra otto settimane arrivano le elezioni. Nel libro, Bob Woodward squaderna una serie di interviste private col presidente sugli argomenti più vari. Ma le rivelazioni più imbarazzanti riguardano il coronavirus. In una conversazione di febbraio, Trump definisce il virus una «roba mortale, più mortale anche della tua forte influenza» ma in pubblico diceva esattamente il contrario.

Il 19 marzo scorso, giorni dopo che le raccomandazioni dei Centers for Disease Control and Prevention contro i grandi raduni avevano provocato il lockdown a livello nazionale, Trump confessa nelle interviste a Woodward di aver minimizzato l’impatto del virus nonostante l’evidenza delle prove. «Volevo sempre sdrammatizzare» dice Trump a Woodward. E ancora: «Preferisco ancora sdrammatizzare, perché non voglio creare panico». Inevitabile la reazione di Biden. Nel corso di una visita in Michigan per annunciare un piano per l’occupazione, il candidato democratico ha accusato il presidente in carica «di non aver saputo fare bene il suo lavoro». «Trump sapeva e ha minimizzato di proposito», ha detto. E poi ha aggiunto: «Peggio ancora, ha mentito al popolo americano». It’s disgusting sembra ormai da mesi il ritornello dell’ex vice di Obama per commentare ogni uscita dell’avversario. Ma la verità è che, ogni volta che Trump apre bocca il povero “Sleepy Joe” schizza sulle montagne russe. Gli echi della stampa liberal non sono meno teneri. Milioni di vite e mezzi di sussistenza dipendono dal carattere, dalla competenza, dall’altruismo e dall’integrità della persona nello Studio Ovale, qualunque sia il suo partito o ideologia. Ma il presidente Donald Trump – come ha rivelato in modo devastante con la sua stessa voce a Bob Woodward – ha affrontato la grande crisi della sua epoca con inettitudine, disonestà e un epico abbandono del “dovere”, dice Stephen Collinson della Cnn.

«Nel corso della storia – continua Collinson – i presidenti hanno risposto a momenti di grande prova livellando con il popolo americano le sfide spesso terribili, ma hanno anche evocato un senso collettivo di missione verso una destinazione meno pericolosa». E cita i casi di un democratico, Franklin Roosevelt, e di un repubblicano, George W. Bush. Il primo per ben due volte – in occasione della Grande Depressione degli anni ‘30 e dell’attacco a Pearl Harbor nel 1941 – disse la verità al paese. Che lo ascoltò e lo seguì. Il secondo consolò e unì il popolo americano scioccato dall’attentato terroristico dell’11 settembre. Viceversa, Trump ha deliberatamente ingannato gli americani e non è riuscito a preparare il governo per una adeguata iniziativa nazionale adeguato. Peggio ancora, per settimane ha continuato a disinformare il paese sulla gravità dell’agente patogeno che ha causato la peggiore pandemia globale degli ultimi 100 anni. «Un approccio più onesto di Trump – ammette Collinson – non avrebbe salvato tutte le vite americane. Ma il suo deliberato inganno e la mancanza di serietà in un grave momento nazionale hanno trasformato la risposta degli Stati Uniti in una delle peggiori del mondo».

A queste critiche feroci Trump ha risposto al suo solito. Rivolto ai giornalisti, non ha contestato i rapporti di Woodward, ma ha ammesso candidamente: «Il fatto è che sono una cheerleader per questo paese. E poi ha aggiunto di aver salvato vite umane imponendo il divieto di viaggiare dalla Cina. In un primo tweet, Trump ha affermato che il suo «successo politico sta facendo sbiadire rapidamente rapidamente Bob Woodward e il suo libro noioso». In un altro tweet ha domandato: «Woodward ha conservato queste mie dichiarazioni per mesi. Se le riteneva pericolose avrebbe potuto diffonderle prima per salvare delle vite umane. Non avrebbe avuto l’obbligo morale di farlo? No, non lo ha fatto perché sapeva che le mie risposte erano giuste e appropriate». E la sua difesa di non voler creare panico è stata ripresa anche dalla sua portavoce, Kayleigh McEnany, che ha detto: «I leader fanno così».

Ma le rivelazioni del libro di Woodward non si fermano qui. Il giornalista racconta che i massimi funzionari della sicurezza degli Stati Uniti hanno temuto l’esplosione di una guerra nucleare con la Corea del Nord nel 2017. Tuttavia, Woodward riporta anche il clima idilliaco creatosi tra il presidente americano e il tiranno nordcoreano Kim Jong. Quest’ultimo avrebbe lusingato Trump in quelle che il presidente ha chiamato «lettere d’amore». Sempre Trump ha descritto un loro incontro come una scena di «un film fantasy» e la loro relazione come una «forza magica». La speciale chimica con mister Kim, Trump la spiega così: «Incontri una donna. In un secondo, sai se accadrà o meno».
L’ultima rivelazione ha qualcosa di assai inquietante. Trump si vanta con Woodward che gli Stati Uniti hanno un nuovo sistema segreto di armi nucleari. Pare che alcune fonti della difesa abbiano confermato l’esistenza dell’arma misteriosa al giornalista. Un capitolo che resta ancora oscuro.