Eitan: solido, forte, perenne, il destino nel nome. Resiste per gli altri quattordici che non ci sono più, forse sono gli altri quattordici a resistere per lui, per esserci ancora, in qualche modo. E uno se li immagina quindici sguardi persi in una meraviglia d’acqua che si trasforma in una distesa verde affaticata ad aggrapparsi al monte per conquistarne la cima. Quindici sguardi che si fanno attoniti che diventano solo due occhi, gli unici che si potranno aprire di nuovo.

Eitan ha solo cinque anni, è sopravvissuto alla tragedia del Mottarone: Tal, Amit, Tom, Konisky, Itshak, Mohammadreza, Serena, Silvia, Alessandro, Vittorio, Elisabetta, Mattia, Angelo Vito, Roberta, non usciranno più da sotto gli abeti, resteranno a far numero insieme ai tronchi dei pini, lasciando la staffetta a una vita che ha appena preso l’abbrivio. Così un luogo che prima era patrimonio della conoscenza di alcuni, si fa largo nei cuori di tutti, si trasforma in posto della memoria, perché, purtroppo, la tragedia continua a essere uno dei meccanismi perversi che più unisce l’umanità. Vite che erano lontane prima: Regioni, Nazioni, diverse, saranno per sempre quelli della Funivia del Mottarone, saldando in un unico dramma sogni, speranze, amori, che erano singoli o raggrumati da vincoli familiari.

Esistenze differenti rese uguali che hanno avvicinato i luoghi più diversi, basta scegliere a caso, fra loro, per capire quanti incroci di destini siano stati necessari per riunire quindici vite all’ultimo appuntamento. Serena Cosentino era nata a Belvedere Marittimo il 4 maggio 1994 e Hesam Shahisavandi era nato in Iran il 25 agosto 1998, entrambi si sono trovati ad abitare a Diamante, in Calabria, lei da alcuni mesi si era trasferita a Verbania dove aveva vinto un concorso come borsista di ricerca al Cnr Istituto di Ricerca sulle Acque prendendo servizio il 15 marzo. Lui viveva a Roma dove studiava, era andato a trovare lei, la fidanzata, a Verbania e insieme avevano deciso di fare una gita sul Mottarone. E quella funivia è diventata il luogo in cui i destini si sono ritrovati, compiuti.

Da Israele, dalla Puglia, l’Iran, la Lombardia, la Calabria, non c’è bisogno di essere fatalisti per convincersi che ci sia una componente fatale: che nasciamo, cresciamo, ignorando esistenze e luoghi con cui abbiamo un appuntamento prefissato, un incrocio inevitabile, impossibile da immaginare. E quella funivia che da Stresa portava alla conquista del Mottarone sembra, per adesso, che abbia avuto tutti i controlli necessari ad evitare incidenti, sembra che tutto sia sempre stato in regola. Ma di quella che doveva essere una giornata di gioia resta il battito di un cuore bambino, di uno il cui nome significa solido, perenne. Resta una lotta impari che vorrebbe gridare che il destino non esiste, e vincere il fato.

E' uno scrittore italiano, autore di Anime nere libro da cui è stato tratto l'omonimo film.