Siamo a tre, uno al giorno. Sono le case-covo trovate dalle forze dell’ordine nell’ambito delle indagini che seguono la cattura lunedì del boss Matteo Messina Denaro, l’ormai ex ‘Primula rossa’ di Cosa Nostra latitante per trenta anni.

L’ultimo è stato scoperto ancora una volta a Campobello di Mazara, nel Trapanese, dove è ormai evidente che il boss di Castelvetrano abbia avuto un importante sistema di protezione negli scorsi mesi.

Anche il terzo covo è situato nel centro del paesino di 11mila abitanti: si trova al civico 260 di via San Giovanni, a 500 metri circa dall’appartamento di vicolo San Vito, quello in cui ha abitato più recentemente e acquistato per lui per la cifra di 20mila euro da Andrea Bonafede, il geometra-alias che con la sua identità ha permesso al boss di ricevere le cure mediche per il tumore al colon.

Ad individuare il terzo covo sono stati gli investigatori del Servizio centrale operativo della polizia, pure loro impegnati da mesi nelle ricerche del latitante. L’ultimo (in ordine di tempo) covo di MMD è stato scoperto seguendo le tracce di un trasloco: l’appartamento, ora vuoto, sarebbe stato utilizzato dal boss fino allo scorso giugno.

L’appartamento è in vendita ed è risultato vuoto ad un primo controllo delle forze dell’ordine: gli inquirenti stanno ancora cercando di accertare chi sia il proprietario dell’immobile, che non dovrebbe avere ‘segrete’.

Per ora solo il secondo covo del boss, quello di via Maggiore Toselli, era dotato di un ‘bunker’ per Messina Denaro, nascosto dietro il fondo scorrevole di un armadio attaccato alla parete di una stanza.

I primi documenti

Le novità più ‘succose’ per gli inquirenti arrivano per il momento dall’appartamento di vicolo San Vito (o via CB 31), l’appartamento di Bonafede e ultima abitazione del boss.

Lì sono stati trovati dei documenti che per magistrati e forze dell’ordine rappresentano un libro mastro: si tratterebbe di un taccuino dove l’ultimo boss stragista di Cosa Nostra annotava numeri di telefono, nomi e sigle.

Nomi, numeri, cifre e sigle che adesso dovranno essere decifrati dagli inquirenti ma, per i più ottimisti, potrebbe trattarsi di un reperto molto importante anche se è difficile non ipotizzare che sia in questo primo covo, che nel secondo trovato ieri sempre a Campobello di Mazara (nel terzo trovato oggi, abitato fino a giugno e attualmente vuoto e in vendita, e nei prossimi che emergeranno successivamente), non sia avvenuta una vera e propria opera di bonifica da parte della fitta rete di fiancheggiatori dell’ex primula rossa, scattata subito dopo l’arresto nella clinica La Maddalena di Palermo.

Redazione