Il cerchio attorno a Matteo Messina Denaro continua a stringersi, in particolare rispetto alla possibile lista di fiancheggiatori dell’ex Primula Rossa di Cosa Nostra arrestato lunedì mattina dopo 30 anni di latitanza all’interno della clinica privata ‘La Maddalena’ di Palermo.

Questa mattina le forze dell’ordine hanno posto sotto sequestro la casa proprietà della mamma di Andrea Bonafede, il 59e geometra di Campobello di Mazara che ‘prestava’ la sua identità e la sua abitazione nel paesino di 11mila abitanti (acquistata coi soldi del boss) all’ultimo ‘Padrino’ della mafia siciliana.

La casa si trova all’angolo tra la via Marsala e la via Cusmano a Campobello di Mazara. L’appartamento al pian terreno ha due ingressi. Da tempo però la casa è disabitata: la madre di Bonafede infatti vive assieme ad una delle figlie in un appartamento di Tre Fontane.

Sequestro che arriva dopo le perquisizioni delle due abitazioni-covo del latitante. Il secondo, trovato a un chilometro circa dal primo, quella che sarebbe stata la “residenza ufficiale” di Messina Denaro quantomeno negli ultimi sei mesi, potrebbe esser stato il nascondiglio del boss.

Sono numerosi gli indizi che hanno portato gli investigatori alla scoperta del piccolo bunker di via Maggiore Toselli nascosto dietro il fondo scorrevole di un armadio. Lo screening dei dati catastali acquisiti dalle Fiamme Gialle ha aiutato nella scoperta del bunker a tutti gli effetti ricavato in un appartamento al piano terra di una palazzina di Campobello di Mazara.

All’interno però non sono stati trovati i “pizzini”, il “tesoro” del boss né tantomeno l’archivio di Totò Riina che Messina Denaro avrebbe ereditato con il compito di custodirlo. Invece la Guardia di Finanza ha trovato appunti e carte ancora da interpretare, gioielli e pietre apparentemente preziose, pezzi di argenteria, custodie vuote di gioielli e scatole anch’esse vuote. E qui il sospetto che quel luogo possa essere stato ripulito.

I sospetti su un ipotetico secondo covo sono nati da alcune intercettazioni e dalla notizia di possibili e ripetute visite nei mesi scorsi del boss in quella casa da poco ristrutturata. Così poco prima dell’ora di pranzo gli investigatori del Gico e del Ros sono arrivati a colpo sicuro nell’anonima palazzina a due piani tra i vicoli del paese, di proprietà del 70enne Errico Risalvato.

Indagato e poi assolto nel 2001 dall’accusa di associazione mafiosa, è fratello di Giovanni Risalvato, condannato a 14 anni per mafia e ora libero, imprenditore del calcestruzzo.

Quando finanzieri e carabinieri sono arrivati all’appartamento, Risalvato ha subito consegnato le chiavi della porta blindata trovata dietro l’anta scorrevole di un armadio. L’uomo ha sostenuto che si trattasse di un nascondiglio sicuro di beni della sua famiglia, nessun accenno a Messina Denaro.

Avatar photo

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia