I carabinieri del comando provinciale di Trapani hanno perquisito il reparto di oncologia dell’ospedale Sant’Antonio Abate alla ricerca del primo esame istologico effettuato da Matteo Messina Denaro, malato di tumore al colon. Gli inquirenti stanno valutando la posizione del primario, Filippo Zerilli, che il giorno della perquisizione, avvenuta nella mattina di ieri (martedì 17 ndr.), era assente per malattia. Anche le posizioni di altri medici sono all’attenzione degli investigatori che voglio comprendere se fossero a conoscenza della vera identità di Andrea Bonafede.

Messina Denaro è stato visitato già ieri mattina nella infermeria del carcere Le Costarelle dell’Aquila dal professor Luciano Mutti, primario del reparto di oncologia a gestione universitaria dell’ospedale San Salvatore, scrive Ansa citando da fonti mediche. L’incontro sarebbe durato circa un’ora. Secondo quanto appreso, nonostante uno strettissimo riserbo, tutte le terapie e le procedure verranno attuate preferibilmente in carcere per ridurre al massimo gli spostamenti in ospedale che farebbero scattare misure di sicurezza molto importanti.

Per l’ex boss catturato lunedì e richiuso da ieri all’Aquila in regime di 41bis è solo l’inizio della complessa procedura, medica e organizzativa, che porterà a stilare un programma di cure. Nulla viene fatto trapelare sulle sue condizioni. I sanitari stanno esaminando esami e documenti inviati dai medici di Palermo, poi verrà stabilita la strategia d’intervento tra cui anche la chemioterapia che dovrebbe iniziare già domani (giovedì 19 gennaio ndr.). Somministrazione che, secondo quanto si è appreso, sarà effettuata in uno spazio riservato in carcere alla presenza dell’oncologo, molto probabilmente lo stesso professor Mutti. Comunque, emerge da fonti sanitarie, la Asl provinciale dell’Aquila ha preso in carico il paziente ed è in continuo contatto con l’Amministrazione carceraria.

Zerilli avrebbe eseguito l’esame del dna necessario alle cure chemioterapiche a cui il padrino di Castelvetrano doveva sottoporsi. Il paziente si era presentato al medico con i documenti di Andrea Bonafede, il geometra che ha ammesso di avergli prestato l’identità e che, come Zerilli, è finito ora sotto inchiesta. Lo studio del medico sarebbe stato perquisito dai carabinieri che devono accertare se lo specialista fosse a conoscenza delle generalità del paziente.

Sotto accusa nella lista dei possibili fiancheggiatori è finito anche un altro dottore: Alfonso Tumbarello, medico di base di Campobello di Mazara che aveva in cura sia il boss, alias Andrea Bonafede, sia il vero Bonafede.

Il presidente dell’ordine dei medici di Trapani, Vito Barraco, ha dichiarato: “Apprendo dalla stampa che alcuni colleghi iscritti all’ordine dei medici di Trapani risulterebbero coinvolti nell’inchiesta relativa all’arresto del latitante Matteo Messina Denaro. Pur non avendo ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte delle procure interessate, oggi stesso avvierò l’iter di accertamento di eventuali violazioni del codice deontologico da parte dei colleghi che risulterebbero coinvolti nell’inchiesta giudiziaria”.

E aggiunge: “Farò partire le convocazioni per i medici che risulterebbero coinvolti nell’inchiesta e da qui a dieci giorni sarò io stesso ad ascoltarli, così come previsto dal nostro regolamento nazionale. Una volta redatto il verbale di audizione, lo stesso verrà poi trasmesso al consiglio di disciplina dell’ordine che deciderà sull’avvio o meno di un eventuale procedimento disciplinare. Per i reati più gravi il consiglio di disciplina può anche procedere alla sospensione immediata dall’ordine dei medici”.

Redazione