Per Matteo Messina Denaro userei la parola arresto, più che la parola cattura, perché era oramai in pianta stabile un paziente di questa clinica – e magari di altre strutture ospedaliere – nelle quali si faceva tenere in vita per un tumore al colon. Un tumore che è andato avanti, che è stato operato, e che probabilmente l’ha portato a pensare di essere alla fine della vita.

Questa verità era stata diffusa da un pentito già a novembre dell’anno scorso quando diceva “vedrete, si consegnerà, sarà una sorpresa”. Noi non sappiamo se si è consegnato, sappiamo che i carabinieri che hanno investigato hanno dei meriti enormi. Lo hanno preso, lo hanno arrestato, lo hanno messo in condizioni ‘sterili’ e stanno continuando le indagini.

Stiamo parlando di una mafia di trent’anni fa, stiamo parlando di una mafia che in altre zone – ad esempio quelle di Corleone con i corleonesi di Totò Riina – era stata già debellata. Ora è toccato anche a Messina Denaro. Però rimangono molti interrogativi perché quando negli Stati Uniti sconfissero la mafia di origine italiana, le forze specializzate nella lotta al crimine organizzato si spostarono sulla droga. E in Italia è successo lo stesso, e cioè la mafia dell’epoca, quella dei corleonesi e di Messina Denaro, è cambiata ma non è che non c’è più la criminalità organizzata. Ce ne è di più, e si è spostata sulla droga.

Basta seguire il denaro, il profumo di quel denaro che viene riciclato nelle grandi città italiane. Non più la Sicilia e Palermo, non soltanto la Calabria con le grandi famiglie che hanno i contatti con il centro e sud America per la droga, ma anche le altre città italiane. Però non c’è stato uno spostamento di energie, di forze, di magistrati verso questo tipo di criminalità. Non c’è stato nemmeno uno spostamento di magistrati e forze dell’ordine verso altri tipi di delitti. Ormai ci sono cinque morti l’anno per mafia e trecento per femminicidio.

La procura di Palermo che ha organizzato l’arresto di Messina Denaro, si è distinta perché stava cercando di dimostrare l’indimostrabile: la trattativa Stato-mafia. Tutte le altre procure hanno puntato sulle leggi di emergenza che giustamente sono nate contro la mafia, ma oggi non vengono levate, attenuate o cambiate, rimangono immobili. Allora noi abbiamo una forza repressiva immobile legata alla letteratura della mafia, alla storia della mafia, e abbiamo una realtà di un Paese che si muove, la realtà della criminalità organizzata che controlla moltissime città italiane e parti del territorio, che non viene contrastata.

Su questo bisognerebbe riflettere: qual è il nemico oggi? Non è più Messina Denaro, ma sono quelle forze economiche che muovono denaro riciclato dai proventi della droga, che controllano intere città e che noi non contrastiamo a sufficienza.

Paolo Liguori

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