Comunque andrà a finire questa crisi di governo, uno dei nodi più aggrovigliati da risolvere ha un nome e un cognome: Rocco Casalino. Il regista della comunicazione di palazzo Chigi è parte del problema tra indubbi successi e clamorose gaffe. E nelle ultime tre settimane c’è la sua impronta dietro i precipizi, le accelerazioni e le svolte della crisi di governo. Non è difficile individuare i passaggi che stanno condizionando le trattative e i tentativi di trovare una soluzione.

L’11 gennaio, a metà mattinata, il grande comunicatore “spinna” (neologismo dell’era Casalino) ad agenzie e social una dichiarazione che cambia il senso della giornata: “Mai più con Renzi e Italia viva”. Sono ore drammatiche in cui il Nazareno, con la sponda del Quirinale, cerca di evitare le dimissioni delle ministre di Italia viva e di lavorare ad una soluzione. I vertici del Pd vano su tutte le furie. I renziani replicano: “Conte ha chiuso al Conte ter”. La crisi precipita. È rottura.

Il 13 gennaio, a poche ore dalla annunciata conferenza stampa di Renzi messa in stand by perché il premier con la mediazione del Pd è stato convocato dal presidente Mattarella, è sempre Casalino che decide le forme di quella comunicazione così decisiva: non un comunicato stampa in cui il premier spiega che a breve contatterà i segretari dei partiti di maggioranza per avviare realmente il tavolo di programma atteso da novembre, bensì una grande ammucchiata di giornalisti e telecamere, alla faccia del Covid, in cui tra clacson e grida varie Conte dice che «farà tutto il possibile per salvare la legislatura» e che «ha sempre lavorato in modo costruttivo con tutti, anche Italia viva». Non sono la stessa cosa.

Negli stessi giorni sulla pagina Facebook del premier e gestita dalla comunicazione di palazzo Chigi, compare una gif con caricatura di Renzi e l’invito ad iscriversi al partito di Conte. Casalino chiama in causa ipotetici hacker. Ancora peggio. Da tre giorni, a consultazioni avviate, sempre Casalino, suggerisce che «in Parlamento è nata una fronda che dice “mai più al governo con Renzi”». Cerchi la fronda e calcoli, se va bene, 5/ 6 senatori. Ieri mattina il capolavoro sull’Arabia Saudita. Matteo Renzi fa parte del board di un think tank saudita che organizza conferenze internazionali. Sono incarichi ambiti da chi fa politica ad un certo livello. Lo scorso fine settimana il leader di Iv era impegnato in una di queste conferenze. Nelle ultime 24 ore è partita una feroce campagna social violenta e offensiva contro Renzi “complice” di una monarchia illiberale e assassina.

Lo zelante senatore Cabras (M5s) ha presentato un’interrogazione parlamentare. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio annuncia con le trombette di aver annullato tutte le forniture di armi con i paesi arabi. A parte che lo sdegno di ieri avrebbe dovuto far annullare ben prima quei contratti di forniture, nessuno chiede al ministro degli Esteri che tipo di affari è andato a curare il 9 gennaio quando è volato, appunto, nei paesi arabi per favorire l’export italiano.

Tutti ingredienti di comunicazione che hanno condizionato le consultazioni e la crisi di governo la cui soluzione passa proprio da un ritrovato rapporto M5s-Italia viva. Alle 15, ieri, una manina è intervenuta per dire che il grillino Cabras ha sbagliato. Ma ormai la frittata è fatta. Fango e insulti girano sul web. La comunicazione di palazzo Chigi è certamente di parte ma deve essere istituzionale. In questi anni è stata invece parte dello scontro politico. Lo ha cercato. Spesso innescato. Il Conte ter, se nascerà, dovrà trovare una soluzione.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.