Il nome del presidente degli Stati Uniti Donald Trump figura nell’elenco dei 36 cittadini americani e di altri Paesi ‘raggiunti’ da un mandato d’arresto delle autorità giudiziarie iraniane. L’accusa, come annunciato dal procuratore capo di Teheran, Ali Alqasimehr, citato dall’agenzia stampa Fars, è di aver ordinato, preparato o attuato l’uccisione del generale Qassem Soleimani, ucciso lo scorso 3 gennaio in un raid notturno a Baghdad, in Iraq.

Trump non rischia l’arresto, ma il passo dell’Iran pare destinato a far aumentare la tensione tra i due Paesi. “La magistratura iraniana ha emesso un’allerta rossa all’Interpol per le 36 persone ricercate, che sono figure politiche e militari. Queste persone sono condannate per ‘omicidio’ e ‘terrorismo’. Il presidente Donald Trump è in cima alla lista e continuerà a essere perseguito anche al termine del suo mandato presidenziale”, ha dichiarato il procuratore di Teheran.

Soleimani era il più influente generale iraniano, considerato il “numero 2” nella gerarchia del potere a Teheran: era stato infatti il comandante della forza Quds, un corpo speciale dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione. Nell’aprile nel 2019 l’amministrazione americana guidata da Donald Trump aveva inserito l’intero corpo dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, mentre nel 2020 il tycoon aveva ritirato il Paese dall’accordo sul nucleare iraniano firmato 5 anni prima. Soleimani era stato ucciso in una operazione militare condotta dagli Stati Uniti con un drone, ordinata in prima persona dal presidente Donald Trump.

La possibilità di un arresto per Trump è ritenuta improbabile: secondo la tv Al Jazeera l’Interpol non accetterà la richiesta iraniana perchè la sua linea guida sulle ‘red notice’ vietano di “intraprendere qualsiasi intervento o attività di natura politica”, come nel caso del presidente degli Stati Uniti.