Se un estraneo vi frugasse nel telefono — le foto, le email, le confidenze — chiamereste la polizia. Tranquilli: qualcuno lo sta già facendo. È un algoritmo. Non sappiamo chi lo gestisca, non sappiamo dove finisca ciò che trova. Il 9 luglio, aula semivuota, vigilia delle ferie: il Parlamento europeo ha prorogato fino al 2028 il cosiddetto Chat Control, la deroga ePrivacy che consente alle piattaforme di scansionare le comunicazioni private a caccia di materiale pedopornografico. Bocciata a marzo con 311 no. Riproposta dal Consiglio con un cavillo che alzava la soglia a 360 voti. I contrari si sono fermati a 314.

Un algoritmo ci controlla email, messaggi dei social, foto sul cloud possono essere aperti da un software

In concreto. Le chat cifrate end-to-end — WhatsApp, Signal, iMessage, quelle che per loro natura nessuno può leggere oltre a chi scrive e chi riceve, nemmeno il gestore — restano fuori, grazie a un emendamento. Tutto il resto no: email, messaggi dei social, foto sul cloud possono essere aperti da un software prima di qualsiasi sospetto. Non un giudice che autorizza un’intercettazione su un indagato: una macchina che legge la posta di tutti. E le macchine sbagliano: su miliardi di messaggi, milioni di innocenti segnalati. La foto del figlio al mare. L’ecografia inviata al medico. Riviste da occhi estranei, archiviate chissà dove. E al tavolo si negozia già il 2.0: scansione obbligatoria, questa volta anche dentro quelle chat cifrate. Il prossimo passo è leggere pure i vostri WhatsApp.

Dove lo Stato non mette più piede

Intanto, fuori dallo schermo, c’è un’Europa dove in certi quartieri lo Stato non mette più piede, dove il controllo del territorio è un ricordo. Ecco il paradosso perfetto: non sono protetto quando cammino per strada la sera, e sono sorvegliato quando scrivo un messaggio dal divano, senza aver fatto nulla di male. Kafka lo aveva già scritto: «Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina venne arrestato». È questa l’Europa che vogliamo?

La deroga transitoria

Perché il punto è questo: ogni limite alla libertà, una volta ceduto, sedimenta nella coscienza collettiva e diventa normale. La deroga «transitoria» del 2021 è al secondo rinnovo; tra due anni nessuno ricorderà che le nostre lettere erano chiuse. Abbiamo il Garante, il GDPR, una letteratura raffinatissima sulla riservatezza, e la posta aperta all’ingrosso. La chiamano sicurezza. Ma una sicurezza delegata a un algoritmo senza volto non è sicurezza: è sorveglianza. Proteggere i minori è doveroso: si fa con le indagini, non aprendo la corrispondenza di tutti. La privacy è la porta di casa. Nessuno lascerebbe le chiavi «per sicurezza» a uno sconosciuto. Men che meno a uno sconosciuto che non ha nemmeno un volto.

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