Casa Bianca al centro delle proteste. La residenza del Presidente degli Stati Uniti d’America è diventato l’epicentro degli scontri degli americani in seguito alla morte di George Floyd. Gli agenti dei servizi segreti hanno portato il presidente Donald Trump in un bunker della Casa Bianca progettato per l’uso in situazioni di emergenza come gli attacchi terroristici venerdì notte mentre centinaia di manifestanti si sono radunati fuori dalla residenza, alcuni lanciando pietre e sfondando barricate della polizia.

Le proteste di venerdì sono state innescate dalla morte di George Floyd, un uomo di colore che è morto dopo essere stato bloccato da un ufficiale di polizia bianco di Minneapolis. Le manifestazioni a Washington sono diventate violente e sembrano aver colto di sorpresa gli uomini dei servizi, scatenando uno dei più alti allarmi sul complesso della Casa Bianca dagli attacchi dell’11 settembre del 2001. “La Casa Bianca non commenta i protocolli e le decisioni sulla sicurezza”, ha detto il portavoce Judd Deere.

MORTI E FERITI – Salgono a 3 i morti durante le proteste per il caso George Floyd. Stando alle ultime informazioni fornite da Fox News oltre 50 agenti dei servizi segreti americani sono rimasti feriti negli scontri, che si sono verificati durante le manifestazioni vicino alla Casa Bianca. Due persone sono state uccise a colpi di arma da fuoco e altre due, tra cui un agente di polizia, sono rimaste ferite durante una sparatoria avvenuta a Davenport, in Iowa, in occasione delle proteste che continuano a dilagare in oltre 40 stati. A riferirlo è il capo della polizia di Davenport, Paul Sikorski, citato da media locali. Un altro uomo è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco durante una manifestazione di protesta che si è svolta a Louisville, nel Kentucky.

LE PROTESTE –  La protesta e i disordini seguiti alla morte dell’afroamericano George Floyd non si fermano. Oltre 30 le città coinvolte negli Stati Uniti, più di 2.400 le persone arrestate e centinaia i feriti dall’inizio delle manifestazioni. Il coprifuoco è stato esteso in 25 città di 16 Stati. Il bilancio più grave si registra a Indianapolis, dove si contano almeno due morti nelle sparatorie avvenute tra sabato e domenica. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump punta il dito prima contro il movimento Antifa, accusandolo di “terrorismo”, poi contro i “noiosi e vecchi” media che “fanno di tutto per fomentare l’odio e l’anarchia”.

Organi di informazione riportano episodi in tutto il Paese dove sia le forze di polizia che gruppi di manifestanti sarebbero state infiltrati da movimenti estremisti per alzare il livello dei e alimentare la violenza Nel quinto giorno di proteste, la tensione tra le forze dell’ordine e i manifestanti cresce in tutto il Paese e i disordini si fanno più violenti. A Minneapolis gli agenti hanno caricato i manifestanti lanciando lacrimogeni e granate stordenti. A New York City un Suv della polizia è stato lanciato contro folla travolgendo una barricata. Il video, di 27 secondi, fa il giro del mondo mentre nei disordini della Grande Mela viene arrestata anche la figlia del sindaco Bill De Blasio. A Jacksonville, in Florida, un poliziotto viene pugnalato al collo mentre altri restano feriti dal lancio di pietre e mattoni.

La tensione sale anche contro i giornalisti. Un cronista dell’Huffington Post, Chris Mathias, è stato preso in custodia dalla polizia e poi rilasciato, come già avvenuto per l’inviato della Cnn. “Gli Stati Uniti d’America designeranno Antifa come organizzazione terroristica”, ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, accusando il movimento di matrice antirazzista e anticapitalista che si contrappone ai suprematisti bianchi. Il governatore del Minnesota Tim Walz punta invece il dito contro “gruppi esterni” ben coordinati e venuti da fuori per mettere a ferro e fuoco Minneapolis. Walz ha portato come prova il “sofisticato” cyber attacco contro i computer statali avvenuto prima che le forze dell’ordine entrassero in azione per reprimere le proteste.

Oltre a negozi e caserme, i manifestanti hanno preso di mira anche i monumenti confederati, simbolo dello schiavismo degli stati del Sud. Numerose statue sono state imbrattate e vandalizzate. La protesta è arrivata anche oltreoceano in Germania, a Berlino, e nel Regno Unito. Nonostante il divieto di assembramento per la pandemia di Covid-19, a Londra centinaia di persone, partite da Trafalgar Square hanno sfilato in corteo al grido di “Black Lives Matter”.

LE ACCUSE  – Mentre i volontari ripuliscono le città e raccolgono i cocci delle vetrine infrante, una folla si è radunata a Minneapolis nell’angolo in cui è stato ucciso George Floyd per deporre una corona di fiori. Le proteste, hanno spiegato, non si placheranno finché non sarà fatta giustizia. I manifestanti chiedono l’arresto e l’incriminazione degli altri tre agenti che oltre a Derek Chauvin, hanno preso parte all’arresto dell’afroamericano e che compaiono riversi sul suo corpo in un video diffuso da Cnn. Il legale della famiglia Floyd, Ben Crump, ha chiesto di aggravare l’accusa a carico di Chauvin, incriminato per omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado. “E’ stato premeditato”, ha spiegato Crump alla Cbs e i video e gli audio a disposizione degli inquirenti “lo dimostrano”, “si tratta di omicidio di primo grado”. A chiedere giustizia è anche il fratello di Floyd, Philonise, che ha definito il colloquio avuto con Trump “veloce”, “non mi ha dato nemmeno l’opportunità di parlare”, ha detto alla Msnbc, riferendo che il presidente non aveva voglia di ascoltarlo.